#paestum e l’incapacità endemica delle nostre politiche #mibact a pro di magna magna condito da #burocrazia vomitevole e stucchevole

 #paestum e l’incapacità endemica delle nostre politiche #mibact a pro di magna magna condito da #burocrazia vomitevole e stucchevole
http://www.corriere.it/cronache/16_maggio_31/paestum-l-anfiteatro-catapecchia-abusiva-che-non-si-puo-demolire-f9451114-276e-11e6-b6d8-61e1297457c9.shtml

Paestum, l’anfiteatro e la catapecchia abusiva che non si può demolire

Per i restauri stanziati 38 milioni. Ma non possono essere utilizzati per comprare un rudere o rimuovere la strada che nell’Ottocento divise in due il sito archeologico

La comprereste per mezzo milione di euro una casa diroccata impossibile da restaurare perché costruita sopra l’anfiteatro di un celeberrimo sito archeologico e quindi stracarica di vincoli? Eppure così c’è scritto, sul cartello: «Vendesi». A chi, se potrebbe comprarla solo lo Stato? «Compriamola!», direte voi. No: anche se a Paestum stanno arrivando (era ora!) 38 milioni di euro, per quella casa non si può spendere un solo cent. Non è previsto dai «capitoli di spesa» burocratici.
La strada in mezzo al monumento
Per capire cosa faccia quella catapecchia proprio là, sopra l’antico anfiteatro, occorre tornare al 1829 quando l’ingegnere Raffaele Petrilli, sciaguratamente incaricato di costruire la «Tirrena inferiore» da Salerno verso le Calabrie, pensò bene di tagliare in due le rovine di Paestum, demolire la Porta Aurea, segare a metà l’anfiteatro e il Foro per non disturbare con la nuova arteria, si disse, un signorotto della zona che
La casa costruita sopra l’anfiteatro di Paestum
La casa costruita sopra l’anfiteatro di Paestum
aveva la tenuta lì. Risultato: salvata la parte ad ovest, tutta la parte est dell’area archeologica è stata via via sommersa da casette e casone, ville e villini, trattorie e gelaterie, pizzerie e botteghe di cianfrusaglie. Tempietti di plastica, terracotta, metallo, tempietti da attaccare con la calamita al frigo, tempietti nelle sfere di vetro che se le giri cade la neve… Altri tempi? Per niente! Era passato oltre mezzo secolo, quando fu fatta quella strada criminale, dal 1776 in cui Alphonse de Sade aveva lanciato la sua invettiva contro chi amministrava le rovine di Pompei: «Ma in quali mani si trovano, gran Dio! Perché mai il Cielo invia tali ricchezze a gente così poco in grado di apprezzarle?». C’era già la consapevolezza che i siti archeologici andavano rispettati. Tanto è vero che il barbaro Raffaele «Attila» Petrilli finì sotto inchiesta.
I fondi in arrivo
Uno Stato serio, ormai alla vigilia del duecentesimo anniversario (mancano una dozzina di anni) dell’osceno stupro cementizio, requisirebbe una volta per tutte l’arteria, che oggi appartiene al Comune e non accoglie più (ovvio…) il traffico della «Statale 18». E rileverebbe a prezzo sensato (guai se accettasse le estorsioni di questo o quel privato) il rudere che dicevamo più altri pezzi di terra, costruiti o no, per ricomporre quanto più è possibile dell’unitarietà dell’antica Paestum. Cosa prevista, tra parentesi, dallo Studio di fattibilità firmato anni fa da Ottavia Voza e Fondazione Paestum. Macché. Dopo lo spreco in passato di milioni di euro (due per il sottopasso pedonale della stazione con sedia mobile per i disabili subito arrugginita, tre per i due parcheggi e Visitor center in cartongesso e subito devastati, per non dire dei soldi buttati per un marciapiede in teak: manco si trattasse di una barca a vela) sono ora in arrivo 38 milioni di euro. Per la precisione: 20 dal ministero dei Beni culturali di Dario Franceschini (onore al merito) e 18 di «Pon», fondi strutturali europei. Ossigeno. Ma…
La svolta del direttore tedesco
Al suo arrivo, mesi fa, il nuovo direttore Gabriel Zuchtriegel, archeologo, 34 anni, tedesco ma da molti anni in Italia, si era trovato in una situazione da mani nei capelli. Manutenzione ridotta al minimo. Non un cartello tra gli scavi che fosse leggibile e in condizioni decenti. Non una bacheca del primo piano del museo che non avesse le lampadine bruciate, coi turisti che accendevano la pila del telefonino per vedere i pezzi. Non una tenda che non fosse lurida. Non una moquette decorosa: era squarciata perfino quella nella stanza della meravigliosa Tomba del Tuffatore. Ciliegina sulla torta: il crollo del controsoffitto della sezione romana, all’ultimo piano, venuto giù aprendo uno squarcio di due metri per sette, con conseguente chiusura di tutta la sezione. Da avvampare di vergogna davanti a ogni turista. Pochi rispetto al valore del sito: 132.032 visitatori paganti nel 2014 contro i 157.747 del 1996. Estraneo al temperamento bellicoso di altri svevi, Gabriel Zuchtriegel dice di aver scelto di fare un passo alla volta. La moquette. Le tende. Le lampadine. I controsoffitti. Il dialogo diretto coi dipendenti: «Ho cercato di parlare a tutti, uno ad uno». Inutile partire senza soldi. O tappare un buco mentre se ne aprivano altri. Meglio individuare le soluzioni e tenersi pronti per dare a tutto, finalmente, una sistemata. Nel frattempo, «spendendo solo duemila euro», ha fatto sfalciare l’erba e mettere in sicurezza i cavi elettrici sparpagliati ovunque e a Pasqua ha aperto (prima volta) il Tempio di Nettuno. Migliaia e migliaia di turisti. Trionfale.
I vincoli della burocrazia

Adesso, i lavori partono sul serio. Dal restauro della sala del Tuffatore (sponsor quel Vannulo che passa per un «mozzarellaro umanista» e fa sentire Mozart alla bufale ed è ricambiato con mozzarelle squisite) a tutto il resto. A partire dal Museo e dalle rovine dell’impianto Cirio che sono qualche centinaio di metri più in là dove stava il «tempio di Santa Venera». Stabilimento che aumenterà finalmente gli spazi espositivi permettendo di vedere stabilmente i pezzi conservati nei depositi, alcuni dei quali straordinari, esposti per la prima volta da metà aprile ma solo al venerdì e per pochi fortunati. Resta, per chi ama Paestum, quel cruccio: perché non si comincia a rimuovere pezzo a pezzo quello stradone indecente per ricomporre quanto più si può dell’antica città a partire dall’Anfiteatro mozzato dall’ingegnere vandalo? Passi per il dubbio se rimettere o no in piedi monumenti abbattuti da un terremoto nel IV secolo a.C. come il Tempio G a Selinunte. Ma se Antonio Cederna battagliò per rimuovere la via dell’Impero voluta da Mussolini per far rivivere i Fori, perché non rimuovere la «Statale 18» e far rivivere l’anfiteatro? Niente da fare: dei soldi in arrivo, spiega il direttore, non un centesimo può essere usato per comprare quella stamberga o rimuovere la strada. Perché? Perché le varie tabelle del finanziamento, nei capitoli di spesa, non lo prevedono. Non puoi comprare una matita, sancisce la burocrazia, se devi comprare penne. Sarà, ma sapete quante pagine ha Google su Paestum solo in tedesco? Mezzo milione. Più mezzo milione in francese e mezzo milione in spagnolo e mezzo milione in inglese e così via. Ve l’immaginate l’impatto mondiale di una rinascita dell’Anfiteatro e del Foro? O il figurone che farebbe un mecenate se comprasse quella catapecchia e la donasse allo Stato per farci ciò che va fatto? Insomma: se non ora, quando?

#paestum e l'incapacità endemica delle nostre politiche #mibact a pro di magna magna condito da #burocrazia vomitevole e stucchevole

 #paestum e l’incapacità endemica delle nostre politiche #mibact a pro di magna magna condito da #burocrazia vomitevole e stucchevole
http://www.corriere.it/cronache/16_maggio_31/paestum-l-anfiteatro-catapecchia-abusiva-che-non-si-puo-demolire-f9451114-276e-11e6-b6d8-61e1297457c9.shtml

Paestum, l’anfiteatro e la catapecchia abusiva che non si può demolire

Per i restauri stanziati 38 milioni. Ma non possono essere utilizzati per comprare un rudere o rimuovere la strada che nell’Ottocento divise in due il sito archeologico

La comprereste per mezzo milione di euro una casa diroccata impossibile da restaurare perché costruita sopra l’anfiteatro di un celeberrimo sito archeologico e quindi stracarica di vincoli? Eppure così c’è scritto, sul cartello: «Vendesi». A chi, se potrebbe comprarla solo lo Stato? «Compriamola!», direte voi. No: anche se a Paestum stanno arrivando (era ora!) 38 milioni di euro, per quella casa non si può spendere un solo cent. Non è previsto dai «capitoli di spesa» burocratici.
La strada in mezzo al monumento
Per capire cosa faccia quella catapecchia proprio là, sopra l’antico anfiteatro, occorre tornare al 1829 quando l’ingegnere Raffaele Petrilli, sciaguratamente incaricato di costruire la «Tirrena inferiore» da Salerno verso le Calabrie, pensò bene di tagliare in due le rovine di Paestum, demolire la Porta Aurea, segare a metà l’anfiteatro e il Foro per non disturbare con la nuova arteria, si disse, un signorotto della zona che
La casa costruita sopra l’anfiteatro di Paestum
La casa costruita sopra l’anfiteatro di Paestum
aveva la tenuta lì. Risultato: salvata la parte ad ovest, tutta la parte est dell’area archeologica è stata via via sommersa da casette e casone, ville e villini, trattorie e gelaterie, pizzerie e botteghe di cianfrusaglie. Tempietti di plastica, terracotta, metallo, tempietti da attaccare con la calamita al frigo, tempietti nelle sfere di vetro che se le giri cade la neve… Altri tempi? Per niente! Era passato oltre mezzo secolo, quando fu fatta quella strada criminale, dal 1776 in cui Alphonse de Sade aveva lanciato la sua invettiva contro chi amministrava le rovine di Pompei: «Ma in quali mani si trovano, gran Dio! Perché mai il Cielo invia tali ricchezze a gente così poco in grado di apprezzarle?». C’era già la consapevolezza che i siti archeologici andavano rispettati. Tanto è vero che il barbaro Raffaele «Attila» Petrilli finì sotto inchiesta.
I fondi in arrivo
Uno Stato serio, ormai alla vigilia del duecentesimo anniversario (mancano una dozzina di anni) dell’osceno stupro cementizio, requisirebbe una volta per tutte l’arteria, che oggi appartiene al Comune e non accoglie più (ovvio…) il traffico della «Statale 18». E rileverebbe a prezzo sensato (guai se accettasse le estorsioni di questo o quel privato) il rudere che dicevamo più altri pezzi di terra, costruiti o no, per ricomporre quanto più è possibile dell’unitarietà dell’antica Paestum. Cosa prevista, tra parentesi, dallo Studio di fattibilità firmato anni fa da Ottavia Voza e Fondazione Paestum. Macché. Dopo lo spreco in passato di milioni di euro (due per il sottopasso pedonale della stazione con sedia mobile per i disabili subito arrugginita, tre per i due parcheggi e Visitor center in cartongesso e subito devastati, per non dire dei soldi buttati per un marciapiede in teak: manco si trattasse di una barca a vela) sono ora in arrivo 38 milioni di euro. Per la precisione: 20 dal ministero dei Beni culturali di Dario Franceschini (onore al merito) e 18 di «Pon», fondi strutturali europei. Ossigeno. Ma…
La svolta del direttore tedesco
Al suo arrivo, mesi fa, il nuovo direttore Gabriel Zuchtriegel, archeologo, 34 anni, tedesco ma da molti anni in Italia, si era trovato in una situazione da mani nei capelli. Manutenzione ridotta al minimo. Non un cartello tra gli scavi che fosse leggibile e in condizioni decenti. Non una bacheca del primo piano del museo che non avesse le lampadine bruciate, coi turisti che accendevano la pila del telefonino per vedere i pezzi. Non una tenda che non fosse lurida. Non una moquette decorosa: era squarciata perfino quella nella stanza della meravigliosa Tomba del Tuffatore. Ciliegina sulla torta: il crollo del controsoffitto della sezione romana, all’ultimo piano, venuto giù aprendo uno squarcio di due metri per sette, con conseguente chiusura di tutta la sezione. Da avvampare di vergogna davanti a ogni turista. Pochi rispetto al valore del sito: 132.032 visitatori paganti nel 2014 contro i 157.747 del 1996. Estraneo al temperamento bellicoso di altri svevi, Gabriel Zuchtriegel dice di aver scelto di fare un passo alla volta. La moquette. Le tende. Le lampadine. I controsoffitti. Il dialogo diretto coi dipendenti: «Ho cercato di parlare a tutti, uno ad uno». Inutile partire senza soldi. O tappare un buco mentre se ne aprivano altri. Meglio individuare le soluzioni e tenersi pronti per dare a tutto, finalmente, una sistemata. Nel frattempo, «spendendo solo duemila euro», ha fatto sfalciare l’erba e mettere in sicurezza i cavi elettrici sparpagliati ovunque e a Pasqua ha aperto (prima volta) il Tempio di Nettuno. Migliaia e migliaia di turisti. Trionfale.
I vincoli della burocrazia

Adesso, i lavori partono sul serio. Dal restauro della sala del Tuffatore (sponsor quel Vannulo che passa per un «mozzarellaro umanista» e fa sentire Mozart alla bufale ed è ricambiato con mozzarelle squisite) a tutto il resto. A partire dal Museo e dalle rovine dell’impianto Cirio che sono qualche centinaio di metri più in là dove stava il «tempio di Santa Venera». Stabilimento che aumenterà finalmente gli spazi espositivi permettendo di vedere stabilmente i pezzi conservati nei depositi, alcuni dei quali straordinari, esposti per la prima volta da metà aprile ma solo al venerdì e per pochi fortunati. Resta, per chi ama Paestum, quel cruccio: perché non si comincia a rimuovere pezzo a pezzo quello stradone indecente per ricomporre quanto più si può dell’antica città a partire dall’Anfiteatro mozzato dall’ingegnere vandalo? Passi per il dubbio se rimettere o no in piedi monumenti abbattuti da un terremoto nel IV secolo a.C. come il Tempio G a Selinunte. Ma se Antonio Cederna battagliò per rimuovere la via dell’Impero voluta da Mussolini per far rivivere i Fori, perché non rimuovere la «Statale 18» e far rivivere l’anfiteatro? Niente da fare: dei soldi in arrivo, spiega il direttore, non un centesimo può essere usato per comprare quella stamberga o rimuovere la strada. Perché? Perché le varie tabelle del finanziamento, nei capitoli di spesa, non lo prevedono. Non puoi comprare una matita, sancisce la burocrazia, se devi comprare penne. Sarà, ma sapete quante pagine ha Google su Paestum solo in tedesco? Mezzo milione. Più mezzo milione in francese e mezzo milione in spagnolo e mezzo milione in inglese e così via. Ve l’immaginate l’impatto mondiale di una rinascita dell’Anfiteatro e del Foro? O il figurone che farebbe un mecenate se comprasse quella catapecchia e la donasse allo Stato per farci ciò che va fatto? Insomma: se non ora, quando?

Sì parla tanto di partigiani osannandoli perché c’hanno liberato dai Nazisti. Vero, ma a chi ci hanno consegnato, dopo aver barbaramente trucidato migliaia e migliaia di Italiani con metodi sommari staliniani senza pietà, coloro i quali non erano in linea con le loro fottute ideologie?
Alla mafia, agli Statunitensi che ci hanno colonizzato ed hanno instaurato Governi fantoccio, tipo questi attuali.

Tanto han fatto che anche una festa come il Corpus Domini, festeggiata in mezza Europa, da noi in Italia l’han cassata a favore di ogni tipo di feste da cerebrolesi importate dagli States ed in onore di un fantomatico ammanco di monteore produttive.
Ma cari Itali-idioti Caproni, primo l’aumento tecnologico robotico non ha bisogno di voi umani per produrre, secondo: ma il lavoro dov’è?
Meditate capre ammansite dal materialismo mediatico !

#jobsact : i #francesi mettono a fuoco e fiamme il Paese per riuscere a mantenere un minimo di decoro lavorativo e sociale gl’italidioti psico-depressi sinistrati catto-comunisti, si son bevuti il cervello e subiscono zitti zitti, lo Stato, la Mafia la classe dirigente Istituzionale ed i Sindacati venduti. Definiri gl’Italidioti vigliacchi codardi caproni, probabilmente è un insolto ai caproni!

Non sono contro i #migranti, sono contro le #invasioni di bestie fanatiche ignoranti e contro un #Governo che non tutela i propri Cittadini e la propria Identità culturale, sociale e civile. I componenti del Governo e loro diramazioni Istituzionali sono da perseguire penalmente e civilmente per alto tradimento del Popolo Italiano e per tutte le nefandezze barbariche ed incivili che i #migranti fan subire ai Cittadini Italiani. E non per ultimo il Governo antepone il #migrante al cittadino nell’accesso al sociale, in un momento storico – economico dove l’Italiano coercitivamente paga i fallimenti delle banche internazionali e di una Politica Economico-finanziaria Europeo da Terzo Reich, che ha distrutto la classe medio-bassa riducendola allo stremo!

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