In pochi anni di Governo dei sinistrati sinistroidi appoggiati dai sindacati, dalla chiesa e dall’imprenditoria che delocalizza all’estero, e dall’asse franco-tedesco (il mantra: ce lo chiede l’Ue) al quale abbiamo ceduto le nostre industrie e dagli States che da salvatori, un tempo, ma da schiavisti dal Piano Marshall in poi, non abbiamo più lavoro ed in più dobbiamo mantenere migranti e profughi che ci devastano cultura e territorio.

Ciò che fa sorridere amaramente che addirittura riescono a scendere in piazza e manifestare contro se stessi e, cosa che lascia disarmati ed allibiti, ora ti presentano il problema come irrisolvibile e planetario.

Malta che aveva visto bene e lontano, al primo barcone di finti migranti e profughi, anni fa, gli sparò una cannonata, punirne uno per educarne cento, e guarda caso non ebbe invece il problema che abbiamo noi, un’invasione di proporzioni bibliche.

Questo grazie ai radical-chic catto-comunisti buonisti che ci governano illegalmente da anni, poichè loro fanno il business, noi facciamo la fame!

Riflettete!

La Nuova #Chiesa e la #caritas ed i #servizisociali
continuiamo queste disamine dei comportamenti anti-italiano della nuova Chiesa e della sua Istituzione che è la #caritas.
Bene, la Caritas, si è allontanata dal suo adempimento morale, sociale e materiale nei confronti dei suoi stessi fedeli siano essi Italiani o stranieri, divenendo in pochi anni un carrozzone tecno-burocratizzato, psico-demagogizzato e politicizzato, tant’è che del vero significato profondo per il quale è stata costituita, in virtù della carità misericordiosa cristiana verso i più deboli, essa ha seguito il corso del nuovo mondo anzichè restar salda nei suoi alti principi, importando al suo interno il bel-pensiero radical-chic catto-comunista che imperversa nella nostra politica e società.
Difatto il Fedele Italiano viene snobbato ed a Lui preferito il Musulmano finto #migrante #profugo ed il Fedele in Terra Straniera, viene lasciato tranquillamente trucidare dagli stessi Musulmani che vengono regolarmente importati in Italia, dalla Nuova Chiesa, senza intervenire, se non con girotondini e fiaccolate nella migliore tradizione sinistroide di sinistri sinistrati, ma lieti di fare il business.
La Nuova Chiesa non interviene assolutamente poichè oramai collusa con lo Stato Sociale, anzi ha copiato integralmente le pratiche da Gestapo dei Servizi Sociali, ai quali i malcapitati Italiani capitano, e se Fedeli vengono trucidati in Terre Straniere, invocano ipocritamente la Preghiera.
Anche la Diocesi di Albenga Imperia non fa assolutamente eccezione, anzi ne è baluardo con i nuovi venti di rinnovamento nel Nuovo Ordine Mondiale di cui la Nuova Chiesa ne è oramai di diritto vessillo, e quindi anche la sua posizione verso i Fedeli Italiani realmente bisognosi è la medesima, con le stesse risposte che oramai ad unisono, sia lo Stato attraverso i servizi sociali sia la Chiesa attraverso la Caritas, sciorinano :
sa, sono tempi duri, non abbiamo risorse, non abbiamo logistica, l’Unione Europea non ci da denari, lo Stato Italiano non da risorse, sa, lei deve comprendere, non saprei proprio come aiutarla, si fa quel che si può, si potrebbe far di più lo so, sa com’è…e via discorrendo!
VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA

Chi siamo e da dove veniamo e dove stiamo andando?
che domandone; pensate, a tutt’oggi nessuno, ribadisco nessuno, con assoluta certezza ed al di là di ogni ragionevole dubbio, è riuscito a dare una seppur minima risposta che possa avere un senso compiuto, osservando nell’insieme la nostra civiltà.
Osservando nell’insieme con estrema razionalità e senza farci coinvolgere dai nostri credi ideologici e teologici, la storia ufficiale dedita a dar ragione o torto “secund cunfurma” agl’uni od agl’altri, rappresentandoci dagl’albori della nascita della nostra civiltà ad oggi, frammentarietà e divari non colmati.
Ad esempio non si comprende un salto tecnologico avuto da metà del XIX ad oggi considerando la crescita dall’anno zero della nostra civiltà, ed all’inverso, non si comprende come, se non in rappresentazioni fantasiose, ci si sia evoluti da scimmia ad uomo.
Insomma tutte teorie non supportate da solide basi scientifiche, anzi, la frammentarietà aumenta esponenzialmente, man mano che, la tecnologia a nostra disposizione, valuta attentamente e data i reperti. Dovremmo continuamente riscrivere la storia.
Se osserviamo i comportamenti sociali dell’unica oramai tribù che vive allo stato brado, se ne deduce comparandola con la nostra architettura sociale, che non vi è stata alcuna evoluzione, del rapporto uomo-uomo. Vi è stata una evoluzione si potrebbe affermare, unicamente causata dall’avanzare degli strumenti a nostra disposizione, tanto quanto si potrebbe avanzare l’ipotesi, che la nostra civiltà si unirà vicendevolmente con l’intelligenza artificiale avanzata. Si osservi il comportamento umano con gli smartphone, è oramai divenuta appendice fisica di comunicazione interpersonale.
Si valuti un’altro aspetto, forse più intrigante, ma che non si può escludere : l’umanità vivendo e crescendo in un ambiente ristretto, pianeta terra, si è evoluta sui suoi stessi processi e procedimenti psico-sociali senza, oserei dire, aver avuto contatti esterni, quindi non ha termini di paragone, e tutti gl’aspetti di conoscenza, sono soppesati esclusivamente da un unica fontee di sapere; se stessa!
Se si parte dalle incisioni rupestri e dei cavernicoli ancor prima, razionalmente non possiamo far altro che constatare le rappresentazioni esterne all’uomo spesso provenienti da un non meglio indicato cosmo; incisioni, disegni, schemi, bozze riprese dalle antiche civiltà pre-colombiane al paio con quella Egizia, e precedentemente dalle culture dell’antica area mosopotamica. E via discorrendo.
Le stesse religioni fondano i loro Credi su interventi esterni, probabilmente avendo elaborato e raffinato i culti precedenti, per i quali è evidente un copia ed incolla innegabile.

Insomma si può concludere che data l’immane vastità della complessità esistenziale, noi, stupidi esseri bipedi, non abbiamo, o meglio, non abbiamo più quegli strumenti intellettuale atti a processare un simile disegno e, quei pochi che ci riescono li rinchiudono in psichiatria, poichè la nostra stessa civilizzazione, atta per lo più a soggiogare se stessa, ha lentamente cancellatto il ricordo primario ancestrale.

Ora si può tranquillamente affermare che un disegno universale di tale portata deve avere una matrice, che non è certo frutto della nostra civiltà, ma va ricercata al di fuori della rappresentazione univoca che abbiamo del nostro essere. Una matrice però che è racchiusa in noi, è scritta, nel nostro dna.

Si può fantasticare quanto si vuole ma quella matrice, fa parte di un disegno che si potrebbe definire meglio, come un esperimento sociale avanzato esterno.

#fidel #castro ed il #che

avevano un profondo senso nel contesto socio-culturale-politico dell’America Latina di allora, nulla da eccepire!
Magari avessimo avuto noi una rivoluzione così, anzichè fare i leoni da tastiera.
Non so quanto i Cubani siano dispiaciuti, dato che li ha fatti vivere anacronisticamente per 50 anni, isolati, in miseria e povertà, a causa inoltre di protrarsi di interpretazioni ideologiche e politiche oramai fuori corso.
Certo i nostri sinistrati sinistroidi radical chic piangono e si disperano, ma conoscono solo la Cuba dei Resorts di Lusso ed i Club Meditarrenee, tanto quanto della Russia di allora, non conoscono cosa significhi vivere in un Paese dittatoriale!
Comunque potete provare: andate dal bimbo-minchia di Kim Jong-un!

Messa Tradizionale o Messa Moderna

dilemma che sconvolge la Chiesa che sta al passo con i tempi anzichè ferma nel suo faro che illumina da tempi antichi gl’animi e la spiritualità umana.

Se per Messa Moderna e Chiesa Moderna intendiamo:
– nuovi canti e preghiere talmente stucchevoli che ti viene il diabete ad ascoltarli
– strimpellare chitarre a mo’ di rocker
– comunione in mano (povero Corpo di Cristo, in che mani…..)
– stare in piedi da strafottenti alla comunione con le mani in tasca ed in pantalocini corti, o scollate tipo vamp, anzichè inginocchiarsi
– preti vestiti da rockstar
– lettori, spesso donne, che leggono stile teleimbonitrice alla Marchi
– messe stile show con accendini ed applausi
– architetture delle moderne Chiese che appena entri ti viene freddo dentro talmente anonime e prive di intima spiritualità
– altari girati e sacerdoti di fronte stile presentatore televisivo
– liturgia depauperata e semplificata con uso della lingua Italiana spesso improprio ed errato
– fiaccolate e girotondini colorati stile sinistroidi sinistrati con elementi da drag queen
– accettazione in nome di un non meglio precisato dialogo interreligioso, per altro unilaterale, di altre Fedi, violente e retrograde [Che Papa Francesco vada a dir messa alla Mecca come prova di dialogo interreligioso, il suo aereo non riuscirebbe nemmeno ad avvicinarsi allo spazio aereo dell’Arabia Saudita, che glielo abbatterebbero immediatamente…]
– e via discorrendo…

Io direi, ma anche no grazie, riappropriamoci della vera spiritualità tradizionale religiosa cristiana, il resto è solo deprimente concupiscente prurigginoso stomachevole show mediatico!

#messainlatino #ritoromanoantico #liturgia #chiesa

L’Abc del Soccorritore d’Opere d’Arte #beniculturali #mibact #sismacentroitalia #volontariato
(Nozioni di base)

Care Volontarie e Gentili Volontari,
aver studiato disaster management, international heritage emergency, psicologia d’emergenza, e tutte le nozioni di Protezione Civile e Pronto Soccorso, non vi fa degli Dei in terra, un conto è la teoria un conto è la pratica. Entrano in gioco dinamismi/meccanismi che fanno di voi dei semplici umani.

Per quanto non espressamente indicato fate affidamento ai vostri manuali, tanto sono diversi uno dall’altro, non c’è verso in Italia di avere un codice unico comportamentale d’emergenza tra associazioni.

Quindi seguite questo specchietto pratico e concreto di comportamenti e lista di attrezzature:
– alle prime armi siete tutti spaventati ed emozionati ivi compreso sopraintendenti and Co. tenetene debito conto
– fate squadra e confrontatevi e supportatevi tra di voi, se vedete che un sopraintendente la tira per le lunghe suggeritegli di salire in cattedra quando sarete al sicuro alla base, state operando in aree a rischio
– ricordatevi che tutte le associazioni hanno loro criteri d’insegnamento e normalmente sono tutti diversi uno dall’altro, quindi cercate di non far valere le vostre posizioni e far scendere lo scibile umano in terra
– ricordatevi sempre e comunque di portare con voi i vostri dpi ed i guanti
– non siete eroi e nemmeno rambo, se non volete entrare in una Chiesa diroccata nessuno ve lo può impedire, se ci entrate fate i conti con le vostre emozioni e paure, e, soprattutto che controllare il tetto, non appoggiatevi alle pareti, fareste più danno che il terremoto stesso.
coinvolgete la popolazione parlando e discutendo con loro mentre portate fuori le opere d’arte dalle Chiese, quei Cristi e Pale d’Altare rappresentano per la Popolazione l’intimo sentimento religioso, fategliele toccare e fotografare, sono proprietà dell’umanità e nessuna legge glielo può impedire non siete i custodi universali del sapere
– portare sempre con voi uno zaino con dentro tutto il vostro neccessario per la sopravvivenza (medicine etc), a volte si parte per un recupero di poche ore ed invece si torna a notte inoltrata
– ricordatevi che nessuno vi può comandare ma solo suggerire, ivi compreso sopraintendenti, responsabili, vigili del fuoco, esercito e carabinieri; usate ovviamente il buon senso! Se qualcuno comanda imperiosamente sta commettendo un abuso di potere e d’ufficio, denunciatelo immediatamente!
– se vi dicono di rirar fuori una pala d’altare da una Chiesa scoperchiata, in evidente stato di pericolo di crollo, se la logistica attorno alla zona delle operazioni lo consente, fate intervenire le scale mobili dei Vigili del Fuoco o dell’Esercito, è più pratico che in 6 che ci si spacchi in due sopra le macerie; voi ci mettete due ore, loro 10 minuti!
– tenete conto che normalmente prima degl’interventi c’è naturalmente un sopraluogo degl’esperti, quindi si conosce già in linea di massima, prima di partire, l’occorente per intervenire adeguatamente
– sarebbe buona norma uscire con due furgoni, uno caricato con tutta l’attrezzatura e l’altro adibito al trasporto volontari
– in squadra si esce sempre accompagnati da un Sopraintendente, e nel caso, dai Vigili del Fuoco, e nel caso dai Carabinieri o dalla Guardia di Finanza. Ciò si sa sempre prima di intervenire a seguito di sopraluogo degl’esperti

Per le nozioni di primo soccorso e primo intervento vi rimando ai manuali della Protezione Civile e del Ministero dei Beni Culturali!

Spesso e volentieri i Responsabili sono Restauratori senza esperienza specifica in aree a rischio, e spesso sono molto arroganti, petulanti e saputelli, quindi rifiutatevi di salire su di un furgone se non è attrezzato come segue, e comunque è il caposquadra insieme ad altri volontari che si deve occupare che tutto sia sempre pronto ed in ordine:
– va da se che il furgone deve essere perfettamente in funzione e col pieno di gasolio (può capitare che ci si debba riscladare o rinfrescare da fermi per ore)
– deve avere in dotazione zaino di primo soccorso ed a bordo ci deve essere sempre uno con nozioni di primo soccorso
– coperte di lana stile militare da mettere sul piano del furgone e tra le opere per proteggerle l’un l’altra
– il furgone deve avere appositi ganci dove fissare le opere d’arte con apposite corde elasticizzate stile scalatori di montagna, controllare sempre le corde che non abbiano nodi, se si buttarle vie
– oltre ad un rotolone di tnt portatevi anche un rotolone di pluriball: mi raccomando potete imballare le opere col pluriball esternamente, internamente si usa il tnt, ed appena le stoccate in magazzeno togliete immediatamente il pluriball, le opere devono respirare
– quadri e pale d’altare si caricano sempre in costa, mai sovrapporli in piano
non toccate mai con le vostre manacce le tele e non soffiateci mai sopra col vostro fiato, se fossi il vostro capo-squadra vi sbranerei all’istante
– le tecniche di pulizia di primo intervento le trovate sui vostri manuali
TUTTE LE OPERE D’ARTE DEVONO ESSERE IMMEDIATAMENTE FOTOGRAFATE E CODIFICATE IN FOTO CON APPOSITO CARTELLO ALFANUMERICO SENZA NESSUNA ECCEZIONE (se dovete caricare a cazzo perchè dovete fuggire causa emergenza appena arrivate alla base, non deve scendere un’opera dal furgone senza essere adeguatamente fotografata e catalogata) e A TUTTE LE OPERE BISOGNA SCRIVERGLI SOPRA (SOPRA L’IMBALLO OVVIO) IL LORO CODICE ASSEGNATO
 – soprattutto il furgone deve avere in dotazione acqua e viveri di conforto adeguati per il numero ed il tempo dell’operazione da affettuare

Mai e dico mai e per nessuna ragione al mondo, intrattenersi dentro le strutture anche se ritenute solide, tipo chiese, sacrestie e palazzi, basta una scossa un po più forte, e siete fritti. Entrare ed uscire il tempo neccessario a prelevare l’opera e portarla fuori, scegliere un luogo logistico dove far campo per operare e catalogare, equidistante dai palazzi.

Un piccolo appunto agl’autisti: fare i Niki Lauda della situazione, a meno che ovviamente non abbiate esperienza professionale di lunga data, non contribuisce a far di voi i fighi di turno, serve solo a massacrare maggiormente le opere d’arte.

Kit del Furgone:
– contenitori in plastica con coperchio sovrapponibili ove stivare oggetti piccoli (calici, ampolle, etc) avere l’accortezza di stendere un velo di tnt prima di stivare gl’oggetti, grazie!
– cartoni vulcanizzati ove riporre libri di pregio e documentazione, avere sempre l’accortezza di stendere un velo di tnt prima di stivare libri e documenti, si ringrazia sentitamente.
– tensiostruttura per proteggere le opere o dal sole o dalla pioggia 6×6 mt è sufficiente poichè voi altrimenti o colate sciogliendovi al sole o vi bagnate stile pulcino in caso di pioggia
– cutter, nastro carta 50x50mm, nastro adesivo 50x50mm, pistole per i nastri, forbici, guanti a sufficienza meglio in neoprene ma va bene anche in fiore di vitello, penne e pennarelli indelebili, block notes e cancelleria minuta, macchina fotografica digitale possibilmente con treppiede con memorie di scorta.
– cartello alfanumerico
– 1 telo plastificato 12×12 da stendere per terra sotto la tensiostruttura ed 1 telo eguale nel caso di pioggia od intemperie per coprire le opere d’arte
– una cassetta degl’attrezzi dotata dei comuni utensili
– un trapano avvitatore a batteria
– chiodi e viti per legno autofilettanti
– pennelli in setola di cinghiale
– guanti in lattice
– mascherine protettive
– sarebbe opportuno portarvi sempre dietro dei listelli in legno nel caso dobbiate costruire un piccolo controtelaio protettivo da applicare nel retro dei dipinti o pale d’altare di piccole dimensioni, qualora siano fratturati in più punti. Applicate il contro telaio dopo averlo avvolto nel tnt ed usate il nastro carta per applicarlo
– pale, piconi e mazza costituirebbero materiale occorrente

Suggerimento:
vivrete a stretto contatto gl’uni a gl’altri, privacy zero, ed accumulerete durante il giorno tensione a più non posso. E’ salutare che alla sera per stemperare gl’animi vi svaghiate. Io, personalmente organizzavo i cosidetti “Tour Alcoolici alla Gruppo Vacanze Piemonte” presso i vari campi di accoglienza, ma attenzione, abbiate profondo rispetto sia della popolazione, ascoltateli del loro disagio, sia degl’altri volontari che sono li a servirvi da mangiare e bere, anzi collaborate con loro, voi non siete la squadra di Apocalipse Now, siete solo dei Volontari come loro, ne più ne meno, quindi non arrivate pomposamente presentandovi come degli Dei scesi in terra e ve la tirate come delle checche isteriche.

Usare il cervello ed il buon senso, non sono degli optional!

Come avevo già fatto notare in un mio articolo precedente, osservando immagini e filmati, si sta cannibalizzando il nostro Patrimonio Artistico #sismacentroitalia #beniculturali #mibact
 

Lettera al Ministro Dario Franceschini

Gentile Ministro,
In occasione del terremoto del 1997 mi sono occupata della rimozione delle opere d’arte dei comuni di Norcia, Preci e Cascia. Piccoli gruppi di lavoro composti da storici dell’arte della Soprintendenza, restauratori forniti di furgoni attrezzati e Vigili del Fuoco. Un metodo semplice che partiva dalla conoscenza del territorio anche attraverso il coinvolgimento
dei parroci, degli storici locali, degli ispettori onorari. Sul posto si provvedeva alla redazione di schede anagrafiche, a fare fotografie mirate e ambientali, all’imballaggio adeguato ma veloce, ai trasporti in sicurezza. Nei giorni scorsi in silenzioso pellegrinaggio e con il rispetto che si deve a un paese colpito da tanto dolore, sono tornata in quei luoghi per i quali molto avevo cercato di fare, come funzionario dello Stato, per tutelare e conservare quel patrimonio d’arte, vera palestra per storici e storici dell’arte, inscindibile dall’identità del territorio. Proprio per difendere questo patrimonio negli anni 70 fu redatto il piano pilota di Giovanni Urbani provocando un ampio dibattito da cui sono scaturiti progetti specifici per tutelare il patrimonio in situ e mettere a punto modalità conservative delle opere. Nel mio recente viaggio al dolore provato nel vedere lo scempio del patrimonio, si è aggiunto sconcerto, incredulità e indignazione, ed è il motivo per cui Le scrivo, nell’assistere a un prelievo di opere mobili dalla chiesa di san Leonardo di Montebufo (Preci). Un’operazione delicata dove alcuni coraggiosi uomini dei Carabinieri, ai quali va la mia massima stima da sempre, mandati in un luogo sconosciuto, in una chiesa mai vista, senza l’ausilio di un funzionario della Soprintendenza che li supportasse, di un restauratore, hanno prelevato opere mobili con metodologie inconcepibili per uno Stato che ha sempre garantito, attraverso i suoi funzionari, qualità e eccellenza. Le tele rimosse sono state disposte a terra, sul prato bagnato o sull’asfalto, alcune sommariamente imballate. Non ho visto fare una fotografia né un inventario. Trasportate in orizzontale le tele sono state caricate, una sopra l’altra, su un furgoncino di una ditta edile, coperte da un grezzo telo di plastica da muratore. Più tardi ho saputo che il mezzo (con un bel cartello esplicativo “mezzo adibito al prelievo e trasporto di beni culturali”) era stato utilizzato per altre tredici chiese, tra queste San Salvatore a Campi. A ciò si è aggiunta la completa assenza di coinvolgimento dell’unica persona ancora presente nel paese. Messa a debita distanza dalla chiesa guardava le operazioni con lo sguardo di chi vede cancellare la propria storia senza poter dire nulla.
È necessario ridare competenze, fiducia, autorità e mezzi alle Soprintendenze, senza cancellarle, ma selezionando funzionari e dirigenti per il valore che esprimono. Mi auguro che Lei possa intervenire affinché le sorti dei segni della nostra identità possano essere nuovamente condivise con quelle persone
che, con fatica e sacrifici, dovranno ricostruire il loro futuro e non abbandonare, questa volta per sempre, questi luoghi massacrati, non solo dai terremoti.

Vittoria Garibaldi
L’autrice è stata soprintendente per i Beni storici e artistici dell’Umbria

Cinque milioni di uomini ogni anno sono vittime delle violenze femminili È raro che uccidano. Ma ricattano, umiliano e distruggono economicamente i compagni

Cinque milioni di uomini ogni anno sono vittime delle violenze femminili

È raro che uccidano. Ma ricattano, umiliano e distruggono economicamente i compagni

Senza nulla togliere alla gravità della violenza maschile sulle donne, credo sia giunto il momento di coniare un nuovo termine anche per il fenomeno opposto: maschicidio. Perché anche il maschio può essere vittima della violenza femminile.

Di certo lo è dell’informazione unidirezionale e di una cultura dominante che procede per stereotipi e pregiudizi: la donna è sempre docile incolpevole vittima e l’uomo sempre carnefice e bastardo. Ma la verità sta sempre in mezzo. Dopo l’elezione di Donald Trump e l’apertura del vaso di Pandora sui media che nascondono, insabbiano o discreditano modificando la verità secondo ideologia (o stereotipi), è emerso il bisogno di autenticità. Di una verità tale a trecentosessanta gradi, la sola capace di darci gli strumenti per risolvere il gap culturale che permette ancora differenze sostanziali tra uomini e donne. E che può fornirci forse perfino la soluzione per diminuire il numero dei femminicidi, costante nel tempo nonostante i passi avanti anche legislativi.
Non possiamo dunque non tenere conto, quando osserviamo il fenomeno del femminicidio, dell’altra faccia della medaglia: la condizione maschile, l’emancipazione psicologica dell’uomo, i pregiudizi legati al concetto di maschio e il tabù che riguarda la violenza femminile sul sesso opposto. Violenza che esiste – anche se raramente ha dinamiche omicidiarie – e che riguarda la psiche, il portafogli e perfino la sessualità. In Italia sono poche le indagini in questo senso. Una di queste – passata quasi inosservata – è stata effettuata nel 2012 da una equipe dell’Università di Siena su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni. La metodologia è la stessa utilizzata dall’Istat nel 2006, per la raccolta dei dati sulla violenza contro le donne e che ancora oggi vengono riportati con grande enfasi. Secondo l’indagine dell’Università di Siena, nel 2011 sarebbero stati oltre 5 milioni gli uomini vittime di violenza femminile configurata in: minaccia di esercitare violenza (63,1%); graffi, morsi, capelli strappati (60,05); lancio di oggetti (51,02); percosse con calci e pugni (58,1%). Molto inferiori (8,4%), a differenza della violenza esercitata sulle donne, gli atti che possono mettere a rischio l’incolumità personale e portare al decesso.
Una differenza rilevante questa, che in parte giustifica la maggiore attenzione al femminicidio. Nella voce «altre forme di violenza» dell’indagine (15,7%) compaiono tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte, spinte dalle scale. Come gli uomini anche le donne usano forme di violenza psicologica ed economica se pur con dinamiche diverse: critiche a causa di un impiego poco remunerato (50.8%); denigrazioni a causa della vita modesta consentita alla partner (50,2%); paragoni irridenti con persone che hanno guadagni migliori (38,2%); rifiuto di partecipare economicamente alla gestione familiare (48,2%); critiche per difetti fisici (29,3%). Insulti e umiliazione raggiungono una quota di intervistati del 75,4%; distruzione, danneggiamento di beni, minaccia (47,1%); minaccia di suicidio o di autolesionismo (32,4%), specialmente durante la cessazione della convivenza e in presenza di figli, spesso utilizzati in modo strumentale: minaccia di chiedere la separazione, togliere casa e risorse, ridurre in rovina (68,4%); minaccia di portare via i figli (58,2%); minaccia di ostacolare i contatti con i figli (59,4%); minaccia di impedire definitivamente ogni contatto con i figli (43,8%). Nulla di nuovo rispetto alle ricerche sulla violenza nell’ambito delle relazioni intime condotte in altri paesi, dove c’è una maggiore propensione a studiare il fenomeno tenendo conto di entrambi i sessi.
In una ricerca effettuata nel 2015 nell’ambito del progetto europeo Daphne III sulla violenza nelle dinamiche di coppia e che coinvolge 5 paesi tra cui l’Italia, analizzando un campione di giovani tra i 14 e i 17 anni: le ragazze che hanno subito una forma di violenza sessuale variano dal 17% al 41% in base all’entità dell’aggressione e i ragazzi dal 9% al 25%. Allora, tenendo conto del fatto che la violenza femminile sugli uomini è di entità più lieve, non possiamo negarla. Dobbiamo prendere atto che il problema della così detta violenza di genere va affrontato da un nuovo punto di vista. Gli sportelli antiviolenza, per esempio, sono attualmente dedicati per lo più alle donne e, come afferma Luca Lo Presti, Presidente di Fondazione Pangea, non sono sempre in grado di gestire la richiesta di aiuto del sesso opposto. «Oggi siamo al paradosso – sostiene Lo Presti – che un uomo cosciente di avere un problema legato alla mancanza di controllo della violenza e che chiede aiuto perché ha paura di ferire a morte la compagna, si trova di fronte a muri altissimi. Quando si presenta in un centro antiviolenza ci sono casi in cui viene aggredito psicologicamente e criminalizzato come se dovesse pagare per tutti, in quanto ritenuto parte di una categoria di esseri umani sempre carnefici». Oppure capita che se un uomo è vittima di una forma di violenza e trova il coraggio di denunciare – nonostante il rischio di derisione perché dimostra una fragilità non consona allo stereotipo di virilità e forza -, allora non è creduto. Perché il cliché lo vuole capace di reagire al sopruso senza fare una piega. In un caso e nell’altro non c’è soluzione. Senza la capacità di ascolto e di aiutare gli uomini concretamente a gestire gli impulsi distruttivi o a risanare una ferita dovuta ad abusi subiti da una donna, non ci sarà mai la possibilità di risolvere un problema profondo e articolato come quello della violenza domestica. Oltre il genere però. Perché il centro di tutto non siano i maschi o le femmine, ma la persona.

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