Il concetto puro dell’infinità immensità del nulla Divino, alberga in ciascuno di noi, non i Cattedrali di Pietra……..

non e’ colpa ne di Dio ne di Gesu’ Cristo delle umane miserie, solo ed esclusivamente del nostro infimo essere
Se l’avvento delle religioni è stato benedetto come collante umano al fine di non far cadere l’umanità nelle barbarie, così dissero per nascondere patti di potere scellerati, scorrendo le pagine della storia della nostra civiltà a tutt’oggi, noto solo con sgomento tanto orrore..e non ne vedo la fine
Il concetto puro dell’infinità immensità del nulla Divino, alberga in ciascuno di noi, non i Cattedrali di Pietra……..

Il concetto puro dell'infinità immensità del nulla Divino, alberga in ciascuno di noi, non i Cattedrali di Pietra……..

non e’ colpa ne di Dio ne di Gesu’ Cristo delle umane miserie, solo ed esclusivamente del nostro infimo essere
Se l’avvento delle religioni è stato benedetto come collante umano al fine di non far cadere l’umanità nelle barbarie, così dissero per nascondere patti di potere scellerati, scorrendo le pagine della storia della nostra civiltà a tutt’oggi, noto solo con sgomento tanto orrore..e non ne vedo la fine
Il concetto puro dell’infinità immensità del nulla Divino, alberga in ciascuno di noi, non i Cattedrali di Pietra……..

inter-dialettica

inter-dialettica
come già espresso sia qui sia nei gl’altri profili e blog, rispetto profondamente l’altrui pensiero, l’importante è che la diversità di vedute non implichi arrocamenti sociali, come purtroppo sta avvenendo nel nostro Paese, ove le stesse sono alimentate e strumentalizzate da un media, il quale alimenta e fomenta ad arte divisioni sociali, che per mia natura e cultura, non approvo nella comune dialettica di libero confronto fra esseri civili.
Naturalmente vi sono anche implicazioni dovute all’iper cattolicesimo regnante nel nostro Paese ed addebitamenti di caraterre sub-culturale, sempre con massimo rispetto, ma altresì si gradisce, per quella nutrita fetta di società, che professa l’ateismo ed il libero professare le proprie virtù, non essere oggetto di crociate.
La nostra società è composta da tanti mondi che devono imparare a convivere tra loro pacificamente pur ciascuno rispettando le proprie idee e tradizioni.

inter-dialettica

inter-dialettica
come già espresso sia qui sia nei gl’altri profili e blog, rispetto profondamente l’altrui pensiero, l’importante è che la diversità di vedute non implichi arrocamenti sociali, come purtroppo sta avvenendo nel nostro Paese, ove le stesse sono alimentate e strumentalizzate da un media, il quale alimenta e fomenta ad arte divisioni sociali, che per mia natura e cultura, non approvo nella comune dialettica di libero confronto fra esseri civili.
Naturalmente vi sono anche implicazioni dovute all’iper cattolicesimo regnante nel nostro Paese ed addebitamenti di caraterre sub-culturale, sempre con massimo rispetto, ma altresì si gradisce, per quella nutrita fetta di società, che professa l’ateismo ed il libero professare le proprie virtù, non essere oggetto di crociate.
La nostra società è composta da tanti mondi che devono imparare a convivere tra loro pacificamente pur ciascuno rispettando le proprie idee e tradizioni.

F.I.A.T.

F.I.A.T.

è innegabile che la nostra storia industriale, ora divenuta paleo-archeo-post-industriale, è legata a doppio filo con le vicissitudini della Fiat, azienda dal segmento medio-basso nella scala qualitativa di produzione, paragonabile all’allora Skoda.

Senza dilungarsi in riflessione social-lavorative, quest’azienda, tanto quanto la nostra classe dirigenziale, è la proiezione dell’indole del nostro Popolo, in ogni aspetto e punto di vista la si soppesi.
Certo è che per un’azienda produrre nel nostro Paese con la mancanza cronica ed endemica delle infrastrutture, con una classe politica instabile e corrotta, con un tasso di cavillosa burocrazia da Terzo Mondo, con maestranze spesso strumentalizzate da un sindacato politicizzato, diviene praticamente impossibile.

La diaspora delle nostre aziende all’estero è certamente comprensibile anche se non accettabile poichè depaupera il nostro tessuto industriale e l’indotto relativo, e, negl’ultimi dieci anni, moltissime se la sono date a gambe dall’Italia, utilizzando lo stesso danaro messo loro a disposizione per rifarsi il make-up in Italia, cioè con le nostre tasse e le sovvenzione dell’Unione europea.

Ora la Fiat chiede di equiparare la classe operaia in fatto di tempi e stipendi alla classe operaia cinese, al fine di rilanciare un carrozzone Italiano oramai logoro ed appesantito, ove l’azione migliore sarebbe lo sfoltimento della classe dirigenziale e dei loro benefit e l’innalzamento qualitativo produttivo con conseguente livellamento degli stipendi delle maestranze al niveaux Europeo, e la relativa loro scolarizzazione specializzata.

In buona sostanza è la raffigurazione teatrale di un’Italietta che continua imperterrita a restare immobile nei suoi fanghi e meandri danteschi, litigiosa ed ingestibile, che quotidianamente perde concorrenzialità per seguire demenziali strategie politiche, impoverendosi sempre più in ogni senso.

Si rifletta!

Romano De Leo

F.I.A.T.

F.I.A.T.

è innegabile che la nostra storia industriale, ora divenuta paleo-archeo-post-industriale, è legata a doppio filo con le vicissitudini della Fiat, azienda dal segmento medio-basso nella scala qualitativa di produzione, paragonabile all’allora Skoda.

Senza dilungarsi in riflessione social-lavorative, quest’azienda, tanto quanto la nostra classe dirigenziale, è la proiezione dell’indole del nostro Popolo, in ogni aspetto e punto di vista la si soppesi.
Certo è che per un’azienda produrre nel nostro Paese con la mancanza cronica ed endemica delle infrastrutture, con una classe politica instabile e corrotta, con un tasso di cavillosa burocrazia da Terzo Mondo, con maestranze spesso strumentalizzate da un sindacato politicizzato, diviene praticamente impossibile.

La diaspora delle nostre aziende all’estero è certamente comprensibile anche se non accettabile poichè depaupera il nostro tessuto industriale e l’indotto relativo, e, negl’ultimi dieci anni, moltissime se la sono date a gambe dall’Italia, utilizzando lo stesso danaro messo loro a disposizione per rifarsi il make-up in Italia, cioè con le nostre tasse e le sovvenzione dell’Unione europea.

Ora la Fiat chiede di equiparare la classe operaia in fatto di tempi e stipendi alla classe operaia cinese, al fine di rilanciare un carrozzone Italiano oramai logoro ed appesantito, ove l’azione migliore sarebbe lo sfoltimento della classe dirigenziale e dei loro benefit e l’innalzamento qualitativo produttivo con conseguente livellamento degli stipendi delle maestranze al niveaux Europeo, e la relativa loro scolarizzazione specializzata.

In buona sostanza è la raffigurazione teatrale di un’Italietta che continua imperterrita a restare immobile nei suoi fanghi e meandri danteschi, litigiosa ed ingestibile, che quotidianamente perde concorrenzialità per seguire demenziali strategie politiche, impoverendosi sempre più in ogni senso.

Si rifletta!

Romano De Leo

Caso Battisti

non discuto ne giudico le responsabilità criminose di Battisti, ma desideravo soppesare il problema da un’altra angolazione:

è innegabile ed indiscutibile, dato che la realtà concreta oggettiva quotidiana, mediatica o meno, ci offre un panorama desolante di un’Italietta diretta da una classe dirigente politico-sociale-istituzionale-giuridica corrotta, da oramai tempo immemore, la quale ha contribuito ad affermare nell’immaginario collettivo planetario, la bollatura di mafia-spaghetti ed ha depauperato la nostra Civiltà e Cultura.

Ora in un Paese come il nostro, ove la magistratura e le Istituzioni in Generale, ivi compresa la Chiesa con annessi e connessi, che è divenuto ahimè una Nazione di malaffare e malagiustizia, equiparandosi quindi ai Paesi che il nostro immaginario collettivo Italiota bollano come Repubbliche delle Banane, mi vien amaramente da sorridere, nel vedere impegnati i nostri Politici, lautamente mantenuti da noi imbecilli, farne caso di Politica Internazionale, quando nel loro Paese, ne combinano di “cotte e di crude”, nelle loro impunite tracotanti indisponenti arroganti ipocrite vestigia istituzionali.

Il rispetto internazionale e nazionale, lo si merita comportandosi per primi con integrità!

Romano De Leo

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