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The Cash-Vil: Time to rethink new forms of interchange after about 3000 years!
The Cash-Vil: Time to rethink new forms of interchange after about 3000 years!
A theme certainly obvious, but let’s start with a premise, after the exchange has started to mint coins for convenience alloy, which is more easily transportable and then began to determine a value accordingly.
Is automatically think that since it is a system invented by man, so easy to get rid of it, because after about 3000 years, and the dawn of the third millennium where humanity seems shyly move towards a global awareness, to rethink the new systems of international exchange and social architecture in a vision certainly more ethical.
Of course, humanity suffers from problems of his ancestral which is struggling to make sense of and to internalize in a moral-ethical and bio-eco-friendly-sustainable material and spiritual, but the architecture monetary far used caused during the so-called civilization of mankind, an alteration of human behavior even internalized not only in culture but even in religious doctrines, not to mention the centralization of political power and time.
I do not propose an anarchist vision or visionary, or fanatically demonize the God of Money or Capitalism (always depends on the use to which it is), but more simply, the simple and crude reflection: the money we have invented us with its outbuildings and connected, then as much as we can rethink new forms and architectures.
Nobody, not even I, think or dream of a perfect society, because technically impossible, but we should get closer and closer to a vision of integrated social changing, redefining and restating the human adhesives used so far.
Il Vil Danaro: è ora di ripensare a nuove forme di inter-scambio dopo circa 3000 anni!
Il Vil Danaro: è ora di ripensare a nuove forme di inter-scambio dopo circa 3000 anni!
Un tema certamente scontato, ma partiamo da un presupposto; dopo il baratto si è iniziato per comodità a coniare monete in lega, in quanto più facilmente trasportabili e si cominciò quindi a determinare una valorizzazione conseguente.
Viene automatico il pensare che dato che è un sistema inventato dall’uomo, tanto facile sarebbe disfarsene, dato che dopo circa 3000 anni, ed all’alba del III millennio ove sembra timidamente l’umanità si avvii verso una consapevolezza globale, il ripensare a nuovi sistemi di inter-scambio ed architetture sociali in una visione certamente più etica.
Ovviamente l’umanità soffre di suo di problematiche ancestrali alle quali stenta a dare un senso ed ad interiorizzarle in modo morale-etico-bio-eco-compatibile-sostenibile materiale e spirituale, ma l’architettura monetaria fin qui usata ha causato, durante la cosiddetta civilizzazione dell’umanità, un’alterazione dei comportamenti umani addirittura interiorizzati non solo nelle culture ma persino nelle dottrine religiose, senza contare gl’accentramenti di potere politico e temporale.
Non propongo una visione anarchica o visionaria, ne demonizzo fanaticamente il Dio Danaro od il Capitalismo (dipende sempre dall’uso che se ne fa), ma molto più semplicemente, una semplice e banale riflessione: i soldi li abbiamo inventati noi con i suoi annessi e connessi, quindi tanto quanto siamo in grado di ripensare a nuove forme ed architetture.
Nessuno, nemmeno io, pensa o sogna ad una società perfetta, in quanto tecnicamente impossibile, ma dovremmo avvicinarci sempre più ad una visione sociale integrata cambiando, ridefinendo e rideterminando i collanti umani fin qui utilizzati.
The Cash-Vil: Time to rethink new forms of interchange after about 3000 years!
The Cash-Vil: Time to rethink new forms of interchange after about 3000 years!
A theme certainly obvious, but let’s start with a premise, after the exchange has started to mint coins for convenience alloy, which is more easily transportable and then began to determine a value accordingly.
Is automatically think that since it is a system invented by man, so easy to get rid of it, because after about 3000 years, and the dawn of the third millennium where humanity seems shyly move towards a global awareness, to rethink the new systems of international exchange and social architecture in a vision certainly more ethical.
Of course, humanity suffers from problems of his ancestral which is struggling to make sense of and to internalize in a moral-ethical and bio-eco-friendly-sustainable material and spiritual, but the architecture monetary far used caused during the so-called civilization of mankind, an alteration of human behavior even internalized not only in culture but even in religious doctrines, not to mention the centralization of political power and time.
I do not propose an anarchist vision or visionary, or fanatically demonize the God of Money or Capitalism (always depends on the use to which it is), but more simply, the simple and crude reflection: the money we have invented us with its outbuildings and connected, then as much as we can rethink new forms and architectures.
Nobody, not even I, think or dream of a perfect society, because technically impossible, but we should get closer and closer to a vision of integrated social changing, redefining and restating the human adhesives used so far.
Se la ragazza di Denisova è sorella dell’Homo sapiens
Primo leggere “Chi siamo” dell’esimio Luca Cavalli Sforza e per secondo sarebbe giunta oramai ora di ripensare ai nostri testi scolastici, per lo più intrisi di triste e cupa demagogia social-popolare, zeppi di preconcetti mitologici teologici, che nel loro insieme depauperano la nostra cultura e la preparazione delle generazioni future!
Rdl
LO STUDIO DI SCIENCE CHE RIMETTE IN DISCUSSIONE LA NOSTRA IDENTITÀ
Se la ragazza di Denisova
è sorella dell’Homo sapiens
Il suo Dna rivela incroci con gli uomini moderni
Il frammento di mignolo sul quale è stato eseguito lo studio (Mpi for Evolutionary Anthropology)È arrivato il momento di rispolverare l’album di famiglia. Scorriamolo rapidamente fino alle ultime pagine, quelle in cui gli uomini sono già pienamente uomini, nel tardo Pleistocene. Al centro, nella posizione d’onore, ci sono i nostri antenati venuti dall’Africa, quelli che abbiamo imparato a chiamare sapiens. Di fianco c’è la foto degli uomini diNeanderthal, chiari, massicci e accigliati, con il grosso naso e il toro sopraorbitario sporgente. Nel corso della storia li abbiamo accolti, cacciati e poi riaccolti nel nostro albero genealogico. La famiglia umana, però, è più estesa e promiscua di quanto non si racconti nelle aule scolastiche. E ora c’è un ritratto nuovo a cui fare spazio nell’album: la giovinetta bruna di Denisova. La sequenza del suo Dna, analizzata sulla rivista Science, ci dice che questa siberiana arcaica vissuta 80 mila anni fa non è soltanto una nostra lontana cugina estinta, ma una parente stretta. Proprio come Neanderthal. Quasi una sorella.
I denti attribuiti ai DenisovianiDENTI – Del suo popolo non ci restano che due bizzarri molari. Di lei abbiamo appena una minuscola falangetta, ma ci ha spalancato la vista sul suo intero genoma. Geneticamente parlando sappiamo molte più cose di lei che di qualsiasi altro esemplare arcaico, neandertaliani compresi, perché il suo paleo-Dna è stato sequenziato con tecniche nuove e con una precisione senza precedenti.
DNA – Sciogliendo la doppia elica è possibile lavorare su entrambi i filamenti, raddoppiando le informazioni. È così che questo fossile senza volto, nelle mani dei ricercatori dell’istituto Max Planck di Lipsia guidati da Svante Pääbo, ne ha acquistato uno. «Aveva varianti genetiche che sono associate con pelle, occhi e capelli scuri. È bello poter risalire da un pezzetto di Dna all’aspetto di un individuo di cui, ricordiamolo, ci resta solo un frammento del mignolo», dice al Corriere Guido Barbujani, genetista dell’Università di Ferrara.
Quel che più conta, però, è che la nuova musa della paleogenomica non parla solo di sé, ma anche di noi.
Quel che più conta, però, è che la nuova musa della paleogenomica non parla solo di sé, ma anche di noi.
DIFFERENZE – Confrontando la sua e le nostre sequenze si scoprono oltre 100 mila differenze, che rappresentano l’equivalente di una «ricetta per l’uomo moderno». «Alcune mutazioni sono implicate nella sintesi di neurotrasmettitori e in disturbi cognitivi. Fanno pensare che la nostra specie differisse piuttosto marcatamente da loro a livello di percezioni, ragionamento e comportamento», sostiene Barbujani. Eppure l’analisi genomica rintraccia anche dei geni denisoviani in alcune popolazioni moderne, come nella Papua Nuova Guinea, facendo diventare quasi irresistibile la tentazione di affermare che sapiens e denisoviani si sono incrociati. E pensare che tutto è cominciato quattro anni fa sui monti Altai, in Siberia, nella grotta di Denisova appunto.
STESSI SPAZI – Ai cacciatori-raccoglitori del tempo doveva sembrare una residenza di lusso, con un suggestivo fascio di luce e una superba vista sul fiume. Nello stesso strato sono affiorati i piccoli resti denisoviani, insieme a un alluce neandertaliano e ad artefatti moderni. Tre gruppi umani, dunque, si sono trovati a condividere gli stessi spazi in tempi vicini. Ma se i nostri antenatisapiens hanno avuto una progenie mista, nata dall’incontro con altre specie umane, come ipotizzano Pääbo e colleghi, possiamo ancora considerarci una specie a parte? O dobbiamo ricongiungerci anche nella classificazione a Neanderthal e Denisova, e magari anche ad altri gruppi arcaici di cui iniziamo solo ora a sospettare l’esistenza? Il fascino magnetico di queste domande non si esaurisce nel filone voyeuristico che potremmo ribattezzare «50 sfumature di paleolitico».
SERVONO ULTERIORI DATI – Gli interrogativi sul melting pot interspecifico rimettono in discussione la nostra identità. Bastano degli incroci occasionali, magari consumati soltanto là dove gli habitat di due specie si intersecano, a far cadere ogni barriera tassonomica anche tra gruppi che sono anatomicamente e geneticamente distinguibili? Forse sì, «ma è necessario che l’analisi genomica di nuovi esemplari di Neanderthal e Denisova confermi la mescolanza», ragiona David Caramelli dell’Università di Firenze. Nel dubbio possiamo sempre scegliere una pragmatica terza via. Spogliarci dell’aggettivo sapiens e accettare di definirci semplicemente «uomini moderni», in alternativa agli arcaici. Quando arriva una ragazza in famiglia spesso non basta aggiungere una stanza e questa volta potremmo essere costretti a riprogettare la casa.
Il Vil Danaro: è ora di ripensare a nuove forme di inter-scambio dopo circa 3000 anni!
Il Vil Danaro: è ora di ripensare a nuove forme di inter-scambio dopo circa 3000 anni!
Un tema certamente scontato, ma partiamo da un presupposto; dopo il baratto si è iniziato per comodità a coniare monete in lega, in quanto più facilmente trasportabili e si cominciò quindi a determinare una valorizzazione conseguente.
Viene automatico il pensare che dato che è un sistema inventato dall’uomo, tanto facile sarebbe disfarsene, dato che dopo circa 3000 anni, ed all’alba del III millennio ove sembra timidamente l’umanità si avvii verso una consapevolezza globale, il ripensare a nuovi sistemi di inter-scambio ed architetture sociali in una visione certamente più etica.
Ovviamente l’umanità soffre di suo di problematiche ancestrali alle quali stenta a dare un senso ed ad interiorizzarle in modo morale-etico-bio-eco-compatibile-sostenibile materiale e spirituale, ma l’architettura monetaria fin qui usata ha causato, durante la cosiddetta civilizzazione dell’umanità, un’alterazione dei comportamenti umani addirittura interiorizzati non solo nelle culture ma persino nelle dottrine religiose, senza contare gl’accentramenti di potere politico e temporale.
Non propongo una visione anarchica o visionaria, ne demonizzo fanaticamente il Dio Danaro od il Capitalismo (dipende sempre dall’uso che se ne fa), ma molto più semplicemente, una semplice e banale riflessione: i soldi li abbiamo inventati noi con i suoi annessi e connessi, quindi tanto quanto siamo in grado di ripensare a nuove forme ed architetture.
Nessuno, nemmeno io, pensa o sogna ad una società perfetta, in quanto tecnicamente impossibile, ma dovremmo avvicinarci sempre più ad una visione sociale integrata cambiando, ridefinendo e rideterminando i collanti umani fin qui utilizzati.
Se la ragazza di Denisova è sorella dell'Homo sapiens
Primo leggere “Chi siamo” dell’esimio Luca Cavalli Sforza e per secondo sarebbe giunta oramai ora di ripensare ai nostri testi scolastici, per lo più intrisi di triste e cupa demagogia social-popolare, zeppi di preconcetti mitologici teologici, che nel loro insieme depauperano la nostra cultura e la preparazione delle generazioni future!
Rdl
LO STUDIO DI SCIENCE CHE RIMETTE IN DISCUSSIONE LA NOSTRA IDENTITÀ
Se la ragazza di Denisova
è sorella dell’Homo sapiens
Il suo Dna rivela incroci con gli uomini moderni
Il frammento di mignolo sul quale è stato eseguito lo studio (Mpi for Evolutionary Anthropology)È arrivato il momento di rispolverare l’album di famiglia. Scorriamolo rapidamente fino alle ultime pagine, quelle in cui gli uomini sono già pienamente uomini, nel tardo Pleistocene. Al centro, nella posizione d’onore, ci sono i nostri antenati venuti dall’Africa, quelli che abbiamo imparato a chiamare sapiens. Di fianco c’è la foto degli uomini diNeanderthal, chiari, massicci e accigliati, con il grosso naso e il toro sopraorbitario sporgente. Nel corso della storia li abbiamo accolti, cacciati e poi riaccolti nel nostro albero genealogico. La famiglia umana, però, è più estesa e promiscua di quanto non si racconti nelle aule scolastiche. E ora c’è un ritratto nuovo a cui fare spazio nell’album: la giovinetta bruna di Denisova. La sequenza del suo Dna, analizzata sulla rivista Science, ci dice che questa siberiana arcaica vissuta 80 mila anni fa non è soltanto una nostra lontana cugina estinta, ma una parente stretta. Proprio come Neanderthal. Quasi una sorella.
I denti attribuiti ai DenisovianiDENTI – Del suo popolo non ci restano che due bizzarri molari. Di lei abbiamo appena una minuscola falangetta, ma ci ha spalancato la vista sul suo intero genoma. Geneticamente parlando sappiamo molte più cose di lei che di qualsiasi altro esemplare arcaico, neandertaliani compresi, perché il suo paleo-Dna è stato sequenziato con tecniche nuove e con una precisione senza precedenti.
DNA – Sciogliendo la doppia elica è possibile lavorare su entrambi i filamenti, raddoppiando le informazioni. È così che questo fossile senza volto, nelle mani dei ricercatori dell’istituto Max Planck di Lipsia guidati da Svante Pääbo, ne ha acquistato uno. «Aveva varianti genetiche che sono associate con pelle, occhi e capelli scuri. È bello poter risalire da un pezzetto di Dna all’aspetto di un individuo di cui, ricordiamolo, ci resta solo un frammento del mignolo», dice al Corriere Guido Barbujani, genetista dell’Università di Ferrara.
Quel che più conta, però, è che la nuova musa della paleogenomica non parla solo di sé, ma anche di noi.
Quel che più conta, però, è che la nuova musa della paleogenomica non parla solo di sé, ma anche di noi.
DIFFERENZE – Confrontando la sua e le nostre sequenze si scoprono oltre 100 mila differenze, che rappresentano l’equivalente di una «ricetta per l’uomo moderno». «Alcune mutazioni sono implicate nella sintesi di neurotrasmettitori e in disturbi cognitivi. Fanno pensare che la nostra specie differisse piuttosto marcatamente da loro a livello di percezioni, ragionamento e comportamento», sostiene Barbujani. Eppure l’analisi genomica rintraccia anche dei geni denisoviani in alcune popolazioni moderne, come nella Papua Nuova Guinea, facendo diventare quasi irresistibile la tentazione di affermare che sapiens e denisoviani si sono incrociati. E pensare che tutto è cominciato quattro anni fa sui monti Altai, in Siberia, nella grotta di Denisova appunto.
STESSI SPAZI – Ai cacciatori-raccoglitori del tempo doveva sembrare una residenza di lusso, con un suggestivo fascio di luce e una superba vista sul fiume. Nello stesso strato sono affiorati i piccoli resti denisoviani, insieme a un alluce neandertaliano e ad artefatti moderni. Tre gruppi umani, dunque, si sono trovati a condividere gli stessi spazi in tempi vicini. Ma se i nostri antenatisapiens hanno avuto una progenie mista, nata dall’incontro con altre specie umane, come ipotizzano Pääbo e colleghi, possiamo ancora considerarci una specie a parte? O dobbiamo ricongiungerci anche nella classificazione a Neanderthal e Denisova, e magari anche ad altri gruppi arcaici di cui iniziamo solo ora a sospettare l’esistenza? Il fascino magnetico di queste domande non si esaurisce nel filone voyeuristico che potremmo ribattezzare «50 sfumature di paleolitico».
SERVONO ULTERIORI DATI – Gli interrogativi sul melting pot interspecifico rimettono in discussione la nostra identità. Bastano degli incroci occasionali, magari consumati soltanto là dove gli habitat di due specie si intersecano, a far cadere ogni barriera tassonomica anche tra gruppi che sono anatomicamente e geneticamente distinguibili? Forse sì, «ma è necessario che l’analisi genomica di nuovi esemplari di Neanderthal e Denisova confermi la mescolanza», ragiona David Caramelli dell’Università di Firenze. Nel dubbio possiamo sempre scegliere una pragmatica terza via. Spogliarci dell’aggettivo sapiens e accettare di definirci semplicemente «uomini moderni», in alternativa agli arcaici. Quando arriva una ragazza in famiglia spesso non basta aggiungere una stanza e questa volta potremmo essere costretti a riprogettare la casa.
Vi invito a firmare questa petizione pubblica in onore della Cultura!
http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N28319
Petizione In favore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
A:Ministro per i Beni e le Attività culturali, Presidente Regione Campania
Alla c. a. del ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, e del presidente della Regione Campania, Stefano CaldoroIllustre Ministro,
Illustre Presidente,la Biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, messa insieme da Gerardo Marotta in mezzo secolo di pazienti ricerche presso fondi librari e antiquari in tutta Europa, costituisce il nucleo fondamentale dell’Istituto fondato nel 1975 a Roma, nella sede dell’Accademia dei Lincei, da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente. La Sovrintendenza ai beni librari della Regione Campania ha riconosciuto nel 2008 il valore di questa raccolta, che oggi conta circa trecentomila opere, dichiarando che essa «presenta i segni di uno sforzo ragionato di gestione e sviluppo, frutto, non di casuale sedimentazione, ma delle attività di studio, ricerca e formazione promosse dall’Istituto di appartenenza». La delibera, attestando «il grande valore bibliografico e culturale» della biblioteca, decreta «la necessità di salvaguardarne l’inscindibile legame con l’Istituto di emanazione» e «l’opportunità e l’utilità sociale di predisporne le migliori condizioni di fruizione pubblica».
Fu in questo spirito che la Regione, già nel 2001 con delibera n. 6039, individuò come sede della biblioteca i locali dell’ex-CONI in Piazza Santa Maria degli Angeli n. 1, a pochi passi da Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto, al fine di garantire la necessaria vicinanza tra la biblioteca e il luogo in cui quotidianamente si svolge un’intensa attività di seminari, così da assicurare la fruibilità del patrimonio librario al vasto pubblico di studiosi e ricercatori. Venne dunque formulato un progetto che, tenendo conto dei locali disponibili e dello spazio occupato dai volumi, consentisse, attraverso un sistema di scaffalature compatte, una sistemazione adeguata, congrua e razionale della raccolta.
Tuttavia, inspiegabilmente, l’attuale Giunta regionale emana nel 2011 un nuovo atto che opera una radicale inversione di rotta rispetto al complesso processo iniziato dieci anni prima: con la delibera n. 283 si inseriscono due elementi che minacciano di stravolgere letteralmente il progetto originario per cui erano stati stanziati anche specifici fondi europei. Viene difatti prospettata per i locali individuati l’utilizzazione «come fondo iniziale dei volumi che obbligatoriamente vengono trasmessi in copia alla Regione Campania da editori e aziende tipografiche allorquando pubblicati» e l’attivazione di una «Biblioteca pubblica “a scaffale aperto”». Ciò significherebbe non solo sfregiare l’armonica razionalità interna della raccolta dell’Istituto, che la rende specchio di una dimensione culturale internazionale, con l’inserimento di un fondo avente come unico criterio quello dell’appartenenza geografica regionale, ma significherebbe soprattutto impedire materialmente l’allocazione della biblioteca dell’Istituto, la cui dimensione è tale da occupare per intero lo spazio dei locali e solamente qualora sia rigorosamente seguito il progetto delle scaffalature compatte.
L’estenuante lentezza e l’infelice esito di questo processo testimoniano la trascuratezza con cui è stato considerato negli ultimi anni l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che secondo l’UNESCO non ha termini di paragone nel mondo e che oggi, privato dei fondi necessari al suo pieno funzionamento, rischia di dover chiudere. È inaccettabile assistere a questo avvilimento dell’Istituto e alla sepoltura della sua biblioteca in un triste deposito, un ex capannone industriale di Casoria, per opera della miopia e dell’inerzia ostinata di alcuni dirigenti amministrativi.
Chiediamo, pertanto, che la Regione revochi la delibera del 21 giugno 2011 e ripercorra con urgenza la strada tracciata dalle delibere dell’amministrazione Bassolino e della Sovrintendenza bibliografica regionale, aprendo finalmente al pubblico un grande patrimonio librario, e che, su sollecitazione del Ministero dei Beni culturali, il Governo presenti un disegno di legge al Parlamento diretto a garantire un finanziamento stabile per l’Istituto che consenta di ripianare gli oneri finanziari derivati dal ritardo, quando non dal venir meno per alcuni anni, degli stessi contributi, e che permetta il pieno svolgimento delle sue attività di ricerca e della sua funzione civile.
Vi invito a firmare questa petizione pubblica in onore della Cultura!
http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N28319
Petizione In favore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
A:Ministro per i Beni e le Attività culturali, Presidente Regione Campania
Alla c. a. del ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, e del presidente della Regione Campania, Stefano CaldoroIllustre Ministro,
Illustre Presidente,la Biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, messa insieme da Gerardo Marotta in mezzo secolo di pazienti ricerche presso fondi librari e antiquari in tutta Europa, costituisce il nucleo fondamentale dell’Istituto fondato nel 1975 a Roma, nella sede dell’Accademia dei Lincei, da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente. La Sovrintendenza ai beni librari della Regione Campania ha riconosciuto nel 2008 il valore di questa raccolta, che oggi conta circa trecentomila opere, dichiarando che essa «presenta i segni di uno sforzo ragionato di gestione e sviluppo, frutto, non di casuale sedimentazione, ma delle attività di studio, ricerca e formazione promosse dall’Istituto di appartenenza». La delibera, attestando «il grande valore bibliografico e culturale» della biblioteca, decreta «la necessità di salvaguardarne l’inscindibile legame con l’Istituto di emanazione» e «l’opportunità e l’utilità sociale di predisporne le migliori condizioni di fruizione pubblica».
Fu in questo spirito che la Regione, già nel 2001 con delibera n. 6039, individuò come sede della biblioteca i locali dell’ex-CONI in Piazza Santa Maria degli Angeli n. 1, a pochi passi da Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto, al fine di garantire la necessaria vicinanza tra la biblioteca e il luogo in cui quotidianamente si svolge un’intensa attività di seminari, così da assicurare la fruibilità del patrimonio librario al vasto pubblico di studiosi e ricercatori. Venne dunque formulato un progetto che, tenendo conto dei locali disponibili e dello spazio occupato dai volumi, consentisse, attraverso un sistema di scaffalature compatte, una sistemazione adeguata, congrua e razionale della raccolta.
Tuttavia, inspiegabilmente, l’attuale Giunta regionale emana nel 2011 un nuovo atto che opera una radicale inversione di rotta rispetto al complesso processo iniziato dieci anni prima: con la delibera n. 283 si inseriscono due elementi che minacciano di stravolgere letteralmente il progetto originario per cui erano stati stanziati anche specifici fondi europei. Viene difatti prospettata per i locali individuati l’utilizzazione «come fondo iniziale dei volumi che obbligatoriamente vengono trasmessi in copia alla Regione Campania da editori e aziende tipografiche allorquando pubblicati» e l’attivazione di una «Biblioteca pubblica “a scaffale aperto”». Ciò significherebbe non solo sfregiare l’armonica razionalità interna della raccolta dell’Istituto, che la rende specchio di una dimensione culturale internazionale, con l’inserimento di un fondo avente come unico criterio quello dell’appartenenza geografica regionale, ma significherebbe soprattutto impedire materialmente l’allocazione della biblioteca dell’Istituto, la cui dimensione è tale da occupare per intero lo spazio dei locali e solamente qualora sia rigorosamente seguito il progetto delle scaffalature compatte.
L’estenuante lentezza e l’infelice esito di questo processo testimoniano la trascuratezza con cui è stato considerato negli ultimi anni l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che secondo l’UNESCO non ha termini di paragone nel mondo e che oggi, privato dei fondi necessari al suo pieno funzionamento, rischia di dover chiudere. È inaccettabile assistere a questo avvilimento dell’Istituto e alla sepoltura della sua biblioteca in un triste deposito, un ex capannone industriale di Casoria, per opera della miopia e dell’inerzia ostinata di alcuni dirigenti amministrativi.
Chiediamo, pertanto, che la Regione revochi la delibera del 21 giugno 2011 e ripercorra con urgenza la strada tracciata dalle delibere dell’amministrazione Bassolino e della Sovrintendenza bibliografica regionale, aprendo finalmente al pubblico un grande patrimonio librario, e che, su sollecitazione del Ministero dei Beni culturali, il Governo presenti un disegno di legge al Parlamento diretto a garantire un finanziamento stabile per l’Istituto che consenta di ripianare gli oneri finanziari derivati dal ritardo, quando non dal venir meno per alcuni anni, degli stessi contributi, e che permetta il pieno svolgimento delle sue attività di ricerca e della sua funzione civile.
Divine intercession
Divine intercession
God, if it was that you exist and have been able to deliver such universal architecture, the exception of the extraordinary conception of the human race, if this has not always been a terrible slip generated by the uncontrolled chaos of cosmic genesis, as you have been able to instill similar arrogance and cowardice cowardly in a such fratricidal people ……..