Bene dopo anni di tragedie subite, addirittura (le Istituzioni Italiane) non paghe dello scempio compiuto ai miei danni, hanno l’arroganza e la tracotanza di cercarmi, dopo che mi hanno esiliato forzatamente all’estero per sopravvivere, perchè devono parlarmi, cioè vogliono ancora soldi. Questi brutti bastardi pezzenti proprio non hanno alcun senso Istituzionale, in un’Italia oramai in preda dello sciacallaggio statale ed alla corruzione morale.
Pubblico breve cronistoria a firma di un politico Italiano apparso sul Quotidiano on line di Prato ed in calce la mia e-mail di risposta.
BASTARDI.
Romano De Leo è vittima di una annosa vicenda giudiziaria che lo sta relegando all’inesorabile condizione psicologica e depressiva.
Vittima (si badi bene e non carnefice) ad opera di un’intera comunità (il Carugatese), famiglia compresa. Dalle notizie reperite si evince la spasmodica ricerca ed invocazione di verità e giustizia che dopo un decennio latita sia nelle sedi istituzionali che in quelle giudiziarie. Il nostro appello, rivolto agli Organi competenti, avulso da coloriture politiche e lungi dall’identificazione di “difesa ad oltranza ad ogni costo”, vuole essere una sollecitazione alla valutazione dei fatti lamentati, prodromica a riconsegnare all’UOMO che, per effetto, è sull’orlo del precipizio psicologico con il rischio di evoluzioni drammatiche che, ove per malaugurata ipotesi si dovessero verificare, determinerebbero in una Società Civile degna di tale nome e per un Paese, non a torto apostrofato “culla del diritto”, sensi di colpa e di indicibile VERGOGNA.
> CALVARIO UMANO
>
> Titoliamo così la triste storia di Romano Di Leo, per dare il senso di
> quali siano i risvolti di una annosa vicenda che relega un uomo
> all’inesorabile indotta condizione psicologica ed emotiva dello status
> di vittima (si badi bene e non carnefice) ad opera di un’intera
> comunità (il Carugatese), famiglia compresa. Della esposizione dei
> fatti che, con il cuore in mano e con mestizia, ci ha fatto pervenire
> Romano, si evince la spasmodica ricerca ed invocazione di verità e
> giustizia che dopo un decennio latita sia nelle sedi istituzionali che
> in quelle giudiziarie. Il nostro appello, rivolto agli Organi
> competenti, avulso da coloriture politiche e lungi
> dall’identificazione di “difesa ad oltranza ad ogni costo”, vuole
> essere una sollecitazione alla valutazione dei fatti lamentati,
> prodromica a riconsegnare all’UOMO che, per effetto, è sull’orlo del
> precipizio psicologico con il rischio di evoluzioni drammatiche che,
> ove per malaugurata ipotesi si dovessero verificare, determinerebbero
> in una Società Civile degna di tale nome e per un Paese, non a torto
> apostrofato “culla del diritto”, sensi di colpa e di indicibile
> VERGOGNA.
>
> Ecco, qui di seguito, lo stralcio della intima confessione di Romano.
>
> A causa di grave iniziale disagio familiare, seguito poi da calunnie e
> diffamazioni subìte (come ampiamente documentato alla Procura della
> Repubblica competente), i miei figli, dopo dieci anni d’inutili
> crociate con le Istituzioni, hanno fatto la seguente fine:
> Il grande (21 anni), nel frattempo attore di fatti delittuosi, per
> decisione del Tribunale di Monza è ricoverato in una comunità
> psichiatrica. Ciò è concepibile si sia verificato per effetto del
> crollo psicologico determinato dall’impossibilitata azione educativa e
> dalla indotta carenza di serenità familiare.
> La media, 16 anni, è stata ricoverata in una casa famiglia, soffre
> di disturbi psichici. Posso vederla una volta al mese alla presenza
> del servizio sociale e telefonarle una volta al mese.
> La mia terza figlia, 9 anni, non la vedo da 4 anni, scappata insieme
> con la madre.
> Il tutto ha origine da una denuncia (per violenza, alcolismo e pazzia)
> che la mia ex moglie ha presentato contro di me la cui evoluzione ha
> determinato l’annullamento della patria potestà per la denunciante. I
> danni, però, accorsi, (provocati dall’azione giudiziaria) sono
> irreparabili. E cioè:
> Mia madre, alleatasi nel frattempo con mia moglie, m’ha sbattuto
> fuori dalla Società Immobiliare “Marta” da me partecipata, vendendo le
> mie proprietà immobiliari e facendo si che rimanessi completamente
> senza reddito;
> Rimasto senza risorse economiche, e con la reputazione
> irrimediabilmente infangata, non sono più riuscito a trovare lavoro, a
> parte sporadiche allocazioni in aziende di pulizie;
> Gli Enti pubblici territoriali (i Servizi Sociali, il Cime di
> Cassina de’ Pecchi, il Cps di Pioltello, spinti dagli umori generati
> dalla pubblica e notoria vicenda (ancorchè calunniosa), anziché
> aiutarmi, m’hanno lasciato solo e ostracizzato;
> La Magistratura, alla quale mi sono rivolto con querele supportate
> da prove e testimonianze inconfutabili depositate all’Arma dei
> Carabinieri di Agrate Brianza ed alla Guardia di Finanza di Monza,
> dopo dieci anni non ha ancora neanche avviato le dovute indagini
> preliminari;
> Firmato Romano De Leo
> ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
^^
> Stante ciò, a seguito della denuncia (anche pubblica) depositata da
> Romano di Leo nelle Sedi giudiziarie competenti, si fa presente che
> parecchi anni sono trascorsi senza alcuna azione giudiziaria né alcuna
> nota di censura verso i presunti colpevoli dei fatti delittuosi de
> quò.
> Duole, inoltre, evidenziare, a dir poco, l’ostruzionismo di chi viene
> pagato con soldi pubblici e viola dolosamente le norme in materia di
> assistenzialismo sociale.
> Per quanto sopra, si sollecita e si invita il Procuratore della
> Repubblica presso il Tribunale di Monza, a cui fra gli altri è
> diretta la presente nota, a voler attivare il Suo potere affinchè
> venga operata la iscrizione nel R.G.N.R. ed in seguito si proceda come
> da norme del C.p.c. in materia di calunnia e diffamazione, con
> auspicati esiti di giusto risarcimento danni morali e materiali, oltre
> alla dovuta ordinanza di libera frequentazione della prole