QUEI POVERI UOMINI CARICHI DI AMBIZIONI
Guardavo con commozione quelle tra le creature più docili e buone dell’universo (proprio perché non hanno tempo di occuparsi di clericalismi), le piccole suore di madre Teresa, massacrate così ferocemente nello Yemen da un commando musulmano: ma come si fa? C’è qualcosa di “strano”. Curavano le ferite di tutti, senza guardare alla fede religiosa. Sapevano che questo avrebbe scatenato l’invidia del demonio. Odiate come poche, perché della più pura carità cristiana non fanno ideologia, bandiera che esige l’apostasia perché sia “credibile e liberatoria”, perché alla carità congiungono sempre l’adorazione: sanno che senza Cristo non sarebbero credibili, non farebbero quel che fanno, non sarebbero nemmeno capaci di non strapparsi i capelli tra loro. Glielo insegnava la loro santa madre: “Senza Gesù non faremmo niente: fa tutto lui, siamo le sue matite”.
La furia di Lucifero ormai, che ha tanti nomi e tante maschere, quella maomettana fra le altre insieme a quella “filantropica”, non s’arresta nemmeno dinanzi al bene che ha fatto Madre Teresa: ha una furia iconoclasta smaniosa di bestemmia e sacrilegio, che fa paura… non sapessimo che sono i tempi ultimi del suo “scatenamento”.
Ovviamente, nessuno si è scandalizzato, nessuno ha provato pietà per queste suore, salvo quei derelitti che non interessano a nessuno ma che, a prescindere dal loro credo, hanno visto le loro ferite corporali e morali baciate e guarite da queste donne. Lo sappiamo per certo: molti si son detti, tra sé e sé, compresi i cattolici, “ben gli sta”, perché siamo a questo!
AMBIZIONI
Guardo con molto compatimento quei cattolici “convegnisti” che si affannano per essere “illustrarsi”, riconosciuti e stimati e s’affannano tanto che non hanno tempo più manco per le loro famiglie e il ministero… per amor di sé non per Dio; e con ancora maggiore compatimento guardo quelli che li ascoltano e gli danno retta uscendosene entusiasti dai convegni pretenziosi con un “è formidabile” non immaginando che nessuno è credibile, eccettuati i martiri;
guardo con commiserazione quei prelati che si dannano l’anima e sperperano tutto per un avanzamento di carriera, per un applauso che li renderà più irrilevanti e ridicoli di come già non fossero; provo ripulsa per quei cristiani che hanno introiettato la logica del mondo credendo di congiungere la volontà di due padroni, e si pongono come meta “avere successo” anche dentro la Chiesa, loro madre, come se una madre giudicasse i suoi figli in base ai 10 e lode che portano a casa.
Li guardo con compassione tutti quanti perché non sanno che stanno per sposare la loro tristezza, per partorire il loro fallimento finale; non sanno che hanno accettato il loro destino di orfani e di mendicanti della gloria mondana, amante capricciosa, volubile, infedele, che li abbandonerà prima ancora di rendere fertile questa unione.
Provo tanta pietà per loro perché non si rendono conto di avere i giorni contati e nonostante ciò accumulano come tesori illusioni e prebende come potessero portarsele nella tomba da faraoni a vincere il tempo e l’oblio che ancora vivi li sta seppellendo. E si ossessionano a contare il loro cristianesimo e quello degli altri in base ai soldi, ai titoli delle testate, alle associazioni presiedute, ai convegni con loro intervento finale, alle poltrone… al, in una parola, “successo”. Fanno ridere perché se queste cose si desiderano, te le vai a cercare fuori dalla Chiesa, con coerenza e con qualche soddisfazione: le occasioni non mancano.
E in ogni caso, così ragionando, hai avuto “la tua ricompensa”. Non c’è da aspettarsene un’altra, men che meno quella di Dio.
Se non hanno capito che essere cristiani, testimoni significa rinunciare a tutto per avere tutto, spogliarsi di ogni cosa perché hai scoperto che nulla è necessario, farsi povero perché il superfluo sono le catene dei vizi assurdi, e rivestirsi della gioia dell’essenziale, senza il turbamento delle ambizioni, senza la tirannia delle cose, senza esami da superare dinanzi al mondo per quella parola infernale che ci rende tutti dei poveri pazzi e dei miserabili: “successo”. E’ la tragedia di un cattolicesimo che ha adottato i parametri di giudizio del secolo.
Nessuno capisce che la vera vittoria qui, è ottenere l’amicizia di Cristo, e gioire mentre ti costruisce una siepe intorno. E il mondo è lì intorno. Tutto il resto è noia, è solitudine, è sconfitta.
Diceva MADRE TERESA:
Dio non pretende da me che abbia successo.
Dio mi chiede di essere fedele.
Non ho mai visto una donna più felice della “mendicante” di Calcutta: eppure il Dio che ha cura degli uccelli del cielo e dei fiori del campo, ne fece una libera donna e una regina. Come non se ne sono mai viste. I potenti tremavano e s’imbarazzavano come bambini al cospetto della sua misera persona disarmata.
Il Mastino Blogger
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