La guerra del Rosario in Santuario
Questa è l’Italia che ri-vorrei; sono rimaste quattro vecchiette sdentate, ultimo baluardo armato della nostra millenaria identità culturale
a dispetto dell’omogeneizzazione voluta dalla nostra classe dirigente e politica, degl’intellettualoidi capre radical-chi catto-comunisti di verdi con girotondini annessi, ed a dispetto delle nuove invasioni dai nostri nemici di sempre, quindi dei Nordici e del sud-est medio-orientale, chi con la finanza ora e chi con la spada come suo uso, rimane immutata nell’animo delle persone anziane l’appartenenza Cristiana della nostra millenaria civiltà.
Nelle piccole comunità sembra di rivivere l’amarcord abilmente dipinto e sceneggiato di quell’Italia, sincera e genuina, affrescata negl’immemorabili Don Camillo e Peppone, che l’allora Industria Cinematografica di altissimo spessore qualitativo, stampò nella memoria di ciascuno di noi, e, con sorriso nostalgico intriso di meraviglia ed amore, si assiste alla guerra delle vecchiette per recitare il Rosario in Santuario.
Una guerra crude e violenta contro l’invasore straniero, quasi come se le vecchiette fossero antichi custodi Templari del Santuario, senza esclusioni di colpi anche bassissimi, pur d’impossessarsi per prime del microfono, le quali se lo tengono stretto stretto, quasi come se fosse un pallone da Rugby da portare a meta.
Questa è l’Italia che ri-vorrei; sono rimaste quattro vecchiette sdentate, ultimo baluardo armato della nostra millenaria identità culturale
Meditate!
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