Venezia in rivolta contro il “cubo” di Santa Chiara. Gli albergatori e i cittadini si dissociano giudicandolo “orribile” (FOTO)
Il «cubo» di Santa Chiara, la sua forma tozza e squadrata, non piace proprio a nessuno. Il giorno dopo che la nuova ala dell’omonimo albergo di proprietà di Elio Dazzo è stata interamente scoperta, mostrando anche la facciata che dà su Piazzale Roma – dopo quella sul Canal Grande -, fioccano anche sulla “rete” i commenti negativi e le dissociazioni sulla tormentata «nascita» di questo edificio.
Il cubo, con la sua forma squadrata in pietra bianca e la sua imponenza – pure approvate dalla Soprintendente uscente ai Beni architettonici e Paesaggistici di Venezia, Renata Codello – cambia profondamente l’immagine e l’aspetto della porta di ingresso di Venezia. È esplicito l’attuale rettore di Architettura Amerigo Restucci, storico dell’Architettura del paesaggio.
«La volumetria dell’edificio è eccessiva» spiega «e la dissonanza con l’altra ala dell’hotel Santa Chiara, pure non memorabile, ma in linea con l’architettura veneziana, è stridente. Se la scelta, invece, è stata quella di realizzare un’opera di nuova architettura, bisognava evidentemente affidarsi ad altri interpreti e ad altre sensibilità, per forme e materiali. Quelli qui adoperati, andrebbero bene per l’ampliamento di una scuola media dell’hinterland milanese. Mi chiedo cosa avrebbe detto uno stimato soprintendente veneziano del paesaggio come Guglielmo Monti di un intervento come questo. Ci toccherà tenercelo e forse bisognerebbe suggerire alla prossima Biennale Architettura l’idea di lanciare un concorso di idee tra giovani progettisti per chiedere come “mimetizzarlo”».
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