È la frase giudicatoria che viene usata nel giudizio sommario e superficiale, condito con arrogante petulare, come solo l’ignoranza ed il deficere magistralmente vomita.
Nessuno conosce persino se stesso fin quando non sperimenta in primis, figurati quanto può conoscere gl’altri.
Potrà conoscere in un frangente le risposte e le modalità di risposta e sollecitazione ad uno o più eventi contemporanei, ma non potrà mai proiettare questa esperienza perpetuamente.
Il pensiero è in continuo movimento ed evoluzione nell’infinito esperienza dell’esistenza; certo si potranno avere pre – configurati schemi comportamentali standard nella vita sociale comune, ma per il resto, non è sufficiente una vita per conoscere una persona nella sua intierezza.
Quindi a meno che non discutiamo di bimbi-minchia o cerebrolesi di default oppure di cafoni coatti, siamo un mondo sconosciuto ed insondabile, che sfugge persino alle baronie della pedagogia e psicologia spicciola.
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