Lettera da un #Monastero
Osservando dalla vetta della collina scorgo l’immensita’ del mare e finalmente posso perdermi nello scrutare la linea dell’orizzonte.
Com’e’ tutto cosi’ lontano, impalpabile etereo: tutte le umane pene ed i circoli viziosi della nostra sfregolante vita, sembrano lentamente essere ricordo lontano. Questa pace e tranquillita’ meditativa spirituale mi riaccosta al Divino in me e, riesco persino a far pace con me stesso. Solo i dolori e le sofferenze inflitte dagl’umani sembrano non volersene andare via, poiche’ oramai scritte nell’anima, ed ovunque vai, saranno i peggiori compagni di viaggio.
Tutto e’ in sospensione atemporale ritmato dalle Lodi in Latino cantate dai miei nuovi compagni Monaci, che il Buon Dio mi ha messo al mio fianco, nel traghettarmi in una delle piu’ oscure ed ardue prove che l’esistenza, mi ha messo di fronte, non paga dei dolori e sofferenza subiti; far Pace con Dio e me stesso.
Il tempo umano scorre nel rassettare la piccola Chiesetta ed il terreno circostante: accudire e render netta la Croce di Cristo tenendola tra le proprie mani, e’ quanto di piu’ commovente possa esistere, mentre l’essenza dell’anima si fonde nell’infinito, lasciandosi cullare e trasportare dolcemente dai venti in nuovi universi, la mente si tacita e s’unisce ad unisono nella catarsi, e le amare lacrime versate pian piano lasciano i solchi asciutti per lasciar spazio alla commozione e compassione.
Pace e Bene
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