«La storia dell’universo è una storia di movimento». «L’universo che conosciamo – questa è solo una delle sue tante vite – cominciò con un’espansione così rapida e smisurata che possiamo parlarne, ma ci è impossibile capirla, o anche solo immaginarla. Gli scienziati la chiamano Big Bang, ma non fu un’esplosione paragonabile a quella di una bomba. Nei primi istanti dopo quella gigantesca espansione, nelle prime infinitesimali frazioni di secondo, l’universo era come una ricca zuppa fatta d’ingredienti semplici. Talmente semplici da non essere ancora atomi. Mentre l’universo si espandeva e si raffreddava, quei piccoli elementi si unirono e formarono particelle. Poi le particelle formarono i primi atomi. Poi gli atomi costituirono le molecole. Poi le molecole si unirono e crearono le prime stelle. Le stelle seguirono il loro ciclo, ed esplosero producendo una pioggia di nuovi atomi. I nuovi atomi si unirono e formarono altre stelle e pianeti. La materia di cui siamo fatti proviene da quelle stelle morenti. Siamo fatti di stelle. Fin qui mi segui?» Puoi verificare su qualsiasi testo scientifico… senza dubbio la scienza ha ragione, nei limiti di ciò che conosciamo. E un po’ di tempo che studio questi argomenti con l’aiuto di un giovane fisico, e si tratta di dati sostanzialmente corretti». «Ebbene, nessuno dei processi di cui ho parlato può definirsi un evento casuale. L’universo ha una sua natura, se vogliamo simile alla natura umana. La natura dell’universo è di combinare, costruire, creare strutture via via più complesse. Agisce sempre in questo modo. Se le circostanze sono favorevoli, particelle di materia si uniranno per creare aggregati più complessi. Questa caratteristica del nostro universo – la tendenza a sviluppare un ordine, a creare combinazioni di elementi ordinati – ha un nome. La scienza occidentale la chiama “tendenza alla complessità”. E così che funziona l’universo». «Come dicevo, l’universo – così come lo conosciamomgrazie ai dati in nostro possesso – è diventato sempre più complesso a partire dall’istante della sua nascita. Questo avviene perché è nella sua natura. La tendenza alla complessità ha portato l’universo da una semplicità quasi perfetta al tipo di complessità che vediamo tutto intorno a noi,movunque volgiamo lo sguardo. L’universo è sempre in azione. Procede continuamente dalla semplicità alla complessità».m«L’universo», proseguì, «è partito da una semplicità quasi assoluta, e per quasi quindici miliardi d’anni è diventato sempre più complesso. Fra un miliardo d’anni sarà più complesso di come lo conosciamo ora. Fra cinque, dieci miliardi d’anni… sarà sempre più complesso. L’universo progredisce verso una complessità assoluta. Procede verso… qualcosa. Può darsi che noi non esisteremo. Può darsi che nella complessità assoluta non esisteranno più un atomo d’idrogeno, una foglia, un essere umano, un pianeta. Tuttavia ci stiamo muovendo in quella direzione… tutto nell’universo procede verso quella meta. E quella complessità suprema, la meta verso cui tutto è diretto, è ciò che ho scelto di chiamare Dio. Se non ti piace questa parola, Dio, chiamala “Complessità Suprema”. In ogni caso, qualsiasi nome tu decida di usare, l’intero universo procede verso quella meta». «…e vero, la Terra potrebbe finire in frantumi, e un giorno il nostro bel sole si spegnerà. E, per quanto ci è dato sapere, noi esseri umani siamo la manifestazione più sviluppata della complessità in questo angolo di universo. Sarebbe senza dubbio una grave perdita se venissimo distrutti, sarebbe un terribile spreco del processo di sviluppo. Tuttavia il processo continuerebbe. Noi siamo espressioni di quel processo. I nostri corpi sono figli di tutti i soli e di tutte le stelle che con la loro distruzione hanno fornito gli atomi di cui siamo composti. E se venissimo annientati da un asteroide, oppure ci distruggessimo con le nostre stesse mani, ebbene, in un altro punto dell’universo il nostro livello di complessità – un livello di complessità dotato di coscienza in grado di capire il processo – verrebbe duplicato. Non intendo dire che ci sarebbe gente esattamente uguale a noi. Intendo dire che da qualche altra parte nell’universo si svilupperebbero esseri pensanti complessi. Noi cesseremmo di esistere, ma il processo continuerebbe. Forse mentre siamo qui a parlarne, sta accadendo in milioni di mondi. In effetti è molto probabile che si stia verificando in tutto l’universo, perché è così che funziona l’universo». Tutto ciò che potenzia, facilita o accelera il movimento verso la Complessità Suprema è “bene”», «Tutto ciò che ostacola, rallenta o previene il movimento verso la Complessità Suprema è “male”. Il bello di questa definizione del bene e del male è che è allo stesso tempo oggettiva e universalmente accettabile». «Quando diciamo che questa definizione di bene e male è oggettiva, intendiamo che è oggettiva per quanto possiamo esserlo in questo momento, in base alla conoscenza che abbiamo dell’universo. La definizione si fonda su ciò che conosciamo del suo funzionamento. Non deriva dalla saggezza rivelata di un credo religioso o di un’ideologia politica. Ha dei punti in comune con le migliori dottrine religiose e politiche, ma si basa su ciò che conosciamo, non su ciò che crediamo. Da questo punto di vista è oggettiva. Naturalmente ciò che conosciamo dell’universo e della nostra condizione al suo interno muta di continuo, a mano a mano che otteniamo nuove informazioni e sviluppiamo nuove idee. E impossibile essere del tutto oggettivi, è vero, ma possiamo esserlo in misura maggiore o minore. Se definiamo bene e male in base a ciò che conosciamo – in base alle migliori conoscenze scientifiche disponibili – siamo oggettivi per quanto possibile entro i limiti imperfetti della nostra comprensione.
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