– Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza airbag!
– I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari.
– Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!!
– Andavamo in bicicletta senza usare un casco.
– Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”.
– Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede, e dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema… noi da soli!!!
– Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo. Allora c’era il controllo sociale degl’adulti, non come oggi che il controllo a nostra insaputa e relegato a spie ed educatori degl’Assistenti Sociali!
– Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa.
– Avevamo delle liti, a volte dei lividi.
– E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai.
– se andavamo a casa a riferire che la Maestra c’aveva dato uno schiaffo e scritto una nota di demerito, ci pigliavamo uno schiaffo sull’altra guancia, non come adesso che il genitore querela la Maestra
– disegnavamo liberi all’asilo i nostri mondi interiori e nessuno li giudicava cercando mostri sessuali
– Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero… ma nessuno di noi era obeso.
– Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi. Non avevamo la Playstation,né il Nintendo, né dei videogiochi.
– Non avevamo ne la TV via cavo, ne le videocassette, né il PC, né internet; ne il cellulare, avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo.
– Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro.
Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele! Senza controllo! Come siamo sopravvissuti ?!
– Facevamo incredibili gare in bicicletta senza dover fare lo slalom fra auto in sosta, parcheggi selvaggi e gas di scarico… al massimo dovevamo stare attenti al fosso accanto alla strada e alle buche sulla stessa.
– Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi.
– Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi.
– Il massimo della tecnologia si raggiungeva “truccando” i tappi a corona delle bibite con cui gareggiavamo, colpendoli con le dita, su strade e marciapiedi in incredibili campionati che doravano giornate intere e si concludevano perchè avevi finito le dita sane…
– Le strade, almeno quelle di paese, (anche quelle di Milano) erano ancora un campo da calcio: bastavano 4 mattoni.. e le poche auto frenavano e stavano attente a non schiacciarli…
– Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore!!!
– Non si cambiavano i voti, per nessun motivo.
– I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
– Le nostre iniziative erano nostre. (e non guidate da educatori indottrinati) E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge.
– Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo.
– Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO.
– I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato.
– I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa. E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo.
– Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.
– Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…
– Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo
– Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.
– Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
– La scuola durava fino a mezzogiorno, arrivavamo a casa per pranzo.
– Avevamo una sola maestra che ci insegnava tutte le materie.
– Non avevamo zainetti ma cartelle con dentro due libri e due quaderni. Una matita e una penna. Niente più.
– Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.
– Si, eravamo li fuori! Li fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati non subivano alcuna delusione che si trasformava in trauma.
– Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.
– ma soprattutto, dopo che finalmente nelle case era entrato solennemente un televisore, guardavamo solo un po’ di TV dei ragazzi (che era a misura di ragazzi) e poi a letto dopo Carosello. Un po’ più grandi magari ci veniva concesso una volta alla settimana uno sceneggiato, che ci faceva conoscere l’Odissea e i Promessi Sposi, oppure il quiz per imparare qualcosa. Il resto era TEMPO LIBERO e la libertà unita a poche risorse scatenava la fantasia e la creatività, la curiosità e l’ingegno.
– A quei tempi mi godevo la città (e che città!) perché era molto più vivibile ed umana. Anche la scuola, alla quale ritornavo da docente, non era ancora un’area di parcheggio o di banali sperimentazioni, ma un terreno di confronto (e talora di battaglia) politico e culturale.
– Se facevamo casino nessuno chiamava i Carabinieri. Al massimo ci tirava un secchio d’acqua. E la cosa ci divertiva tantissimo!
– Un po’ di gesso, un sacchetto di tappi a corona (le biglie con le foto dei ciclisti erano un lusso), magari un po’ di cera per andare più veloci e avvincenti gran premi di Formula Uno riempivano i pomeriggi dei cortili.
– Salivamo sui tram. C’era il bigliettaio. Gli chiedevamo informazioni. “Tranquilli” ci diceva “quando è ora di scendere vi avviso”. Adesso è proibito parlare col conducente.
– Ero piccola ma ricordo che andavo con mio nonno al passaggio a livello per vedere i treni…senza scritte punk o sporcizie varie…erano meno veloci e brillavano sui rumorosi binari…poi andavo ai giardini dove allora si poteva dare da mangiare ai cigni e alle papere…ricordo addirittura una vecchietta che per pochi centesimi ci vendeva il cibo per loro! Adesso e’ tutto VIETATO!!!!!
– Quando avevo la tosse, non mi davano lo sciroppo: mia nonna mi faceva i “caldi”, ossia ungeva di sego, strofinandoci una candela, un foglio di carta da zucchero, lo scaldava sulla stufa e me lo applicava sul petto e sulla schiena.
– Lo stesso quando, durante le feste, mangiavamo “troppe cose dolci” e poi avevamo la nausea: niente Biochetasi, ma, poiché si diceva che erano “i vermi che si muovevano”, una bella collana di spicchi d’aglio attorno al collo, il cui odore si pensava mandasse indietro i benedetti vermi.
– Per i dolori ai muscoli o alle articolazioni, non c’era la pomata o il gel, ma si faceva scaldare sulla stufa un sacchetto di crusca e lo si teneva sulla parte dolorante. Per non dire, poi, del ricostituente, che non era uno sciroppo bensì dell’olio di fegato di merluzzo, e del lassativo che era invece un bel cucchiaione di olio di ricino. Il torcicollo, infine, lo si curava rotolando un candelotto di zolfo, che scaricava l’elettricità (e la tensione) e si spaccava.
Non tutto funzionava, ma alcune cose (come il rimedio al torcicollo) le uso con successo ancora oggi…
– E il latte che andavamo a prendere, con un bottiglione, dal vicino, che aveva ancora le mucche (a casa mia non c’era più nessuno per badare agli animali, perché mio padre e i miei zii facevano un altro mestiere, ma prima le bestie le avevamo anche noi: il maiale, i buoi, la mucca, le oche)?
Il sapore era ben diverso da quello di qualsiasi confezione odierna, anche se super reclamizzata.
– e poi, cosa a mio avviso più importante, avevamo un futuro o almeno credevamo di averlo. Oggi il futuro è a dir poco nebuloso e il presente è ridotto a un cumulo di macerie, non ci rimane che il passato, non a caso, come dimostra questi pensieri di blogger, tutti noi stiamo guardando indietro. E ciò se per chi come me ha imboccato il viale del tramonto può essere consolatorio, per chi vive sul versante dell’adolescenza o della giovinezza è decisamente triste e avvilente.
– Avevamo il mangiadischi giallo, che si ingoiava i 45 giri con le favole della fonit-cetra e la canzone di sbirulino.
– E anche le fiabe sonore!le favole che ascoltavamo dal 45 giri – il penny -: non avevano sempre il lieto fine, c’erano orchi, streghe e genitori cattivi, ma nessuno si preoccupava se la cosa potesse procurarci incubi o traumi insuperabili. Adesso ci sono psicologi che propongono di re-inventare le favole troppo “cruente”…
– se davi un bacio innocente sulla guancia ad una ragazza non ti denunciava come pedofilo e maniaco sessuale
– Pallone con i lacci stando attenti a non graffiarci la fronte. Figurina di Pizzaballa introvabile. Partite a biliardino e… non alla playstation. Il mercoledì la Coppa dei campioni e …non la Champions. Tribuna politica con Jader Jacobelli senza insulti.
– noi che passavamo ore alla finestra a fissare l’esterno, la gioia che provavamo quando, a causa della neve, il pullman della scuola non era in grado di compiere il suo giro di raccolta, e li era gioia doppia…niente scuola e tutto il giorno a giocare sulla neve!!