The first blues music in the historical landscape of the music. Only the great Master Lv.Beethoven in its immensity could compose. Listen to the 13:47 minute of this great interpreter. The rest is' simply nothing …..

The first blues music in the historical landscape of the music. Only the great Master Lv.Beethoven in its immensity could compose. Listen to the 13:47 minute of this great interpreter. The rest is' simply nothing …..

L’Italia delle complicazioni Cancellate 10 leggi, ne nascono 12L’Italia delle complicazioni Cancellate 10 leggi, ne nascono 12

http://www.corriere.it/politica/14_aprile_02/italia-complicazioni-cancellate-10-leggi-ne-nascono-12-77704a48-ba27-11e3-9050-e3afdc8ffa42.shtml

P.s.: e noi continuiamo a mantenere questa banda di inetti, succhia sangue, bastardi!! Vergognamoci!

Varati soltanto 462 decreti attuativi dei 1.277 necessari per mettere in moto i provvedimenti dei governi Monti e Letta. La percezione, unanime, è che il Paese si sia auto-avviluppato in una miriade di lacci e lacciuoli, come il Lemuel Gulliver di Swift

di Sergio Rizzo

shadow
Una cosa simile forse non potrebbe accadere nemmeno nell’isola di Atrocla, parto della fantasia del geniale scrittore polacco Alexander Moszkowsky, dove la burocrazia è talmente opprimente da tenere occupata tutta la popolazione per l’intera giornata e metà della notte a compilare moduli. In Italia, invece, succede tutti i momenti che un trasporto eccezionale deve andare via terra da una parte all’altra della penisola: ogni volta che si attraversa una frontiera regionale, si deve chiedere il permesso compilando gli appositi formulari. Rigorosamente tutti diversi, ovvio, da Regione a Regione. Come se l’Italia non fosse da un secolo e mezzo uno Stato unitario, ma una somma di staterelli qual era ai tempi di Cecco Beppe. Ed è già tanto che l’autista non debba pagare ogni volta «un fiorino», come capita nel film «Non ci resta che piangere» a Roberto Benigni e Massimo Troisi, catapultati nel Medioevo, alle prese con un ottuso doganiere. 
Fra le perle che in tre mesi e mezzo di audizioni ha collezionato la commissione parlamentare bicamerale per la Semplificazione presieduta da Bruno Tabacci, eccone una particolarmente brillante. Simbolo non soltanto delle follie burocratiche, ma anche di come siamo riusciti a complicarci la vita scimmiottando il federalismo. Folgorante è la metafora, contenuta nella relazione conclusiva approvata lunedì sera all’unanimità dai presenti, che paragona l’Italia al Gulliver di Jonathan Swift, imprigionato a terra dai tanti fili sottilissimi dei Lillipuziani. I quali, argomenta il rapporto, vanno sciolti uno ad uno se si vuole far ripartire il Paese. Una immagine, peraltro, a cui ricorreva frequentemente anche l’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. 
La battaglia contro la burocrazia ha presentato in passato risvolti grotteschi, e risultati inesistenti. Se è vero che dal 1994 al 2008 a 5.868 misure di semplificazione hanno replicato 6.655 misure di complicazione, vale a dire 787 in più, sono servite a ben poco le norme successivamente varate nel tentativo di ridurre l’enorme macigno delle nostre leggi (già vent’anni fa Sabino Cassese sosteneva che fossero 150 mila, contro le 7.325 della Francia e le 5.587 della Germania). Per Alessandro Pajno, che ha studiato a lungo la faccenda, «la riduzione dello stock normativo, che pure era un obiettivo importante, ha mostrato i suoi limiti e ha assunto un valore prevalentemente spettacolare ma non di sostanza riducendosi all’eliminazione di norme che non risultavano in concreto più applicate». La tagliola è dunque calata inutilmente su 67.872 atti normativi di varia natura, già inutili.
Decisamente più importante è quello che continua a verificarsi tuttora. Chi ha ancora negli occhi l’immagine della catasta di «350 mila leggi inutili» bruciate quattro anni fa in una caserma dei Vigili del fuoco con il lanciafiamme dall’ex ministro Roberto Calderoli, dovrebbe sapere che oggi, secondo i dati forniti dalla Corte dei conti alla commissione Tabacci, per ogni dieci norme abrogate ne entrano in vigore dodici nuove di zecca. Senza che molte di esse, però, riescano mai a diventare operative: causa il gioco perverso dei decreti attuativi regolarmente dimenticati. Si racconta nella relazione di cui stiamo parlando che al 4 febbraio scorso erano stati varati appena 462 adempimenti dei ben 1.277 necessari per mettere in moto le leggi approvate durante i governi di Mario Monti ed Enrico Letta. Poco più di un terzo.
Il problema, dice il sottosegretario alla Presidenza Giovanni Legnini, è spesso legato alla previsione, contenuta nella norma uscita dal Parlamento, che quei decreti vengano emanati «di concerto» fra vari ministeri. Previsione che molte volte «si rivela strumentale a rendere difficoltosa o impossibile l’adozione dell’atto, vanificando così tutte quelle norme che si limitano a rimandare a un successivo atto la definizione di determinate misure». Insomma, una tela di Penelope smontata senza neppure essere tessuta. L’ex premier Romano Prodi ha ricordato un mese fa a Bologna che ci sono provvedimenti di liberalizzazione del primo pacchetto Bersani approvati nel 1997 che aspettano ancora le disposizioni essenziali per attuarle.
«Le norme sempre più dettagliate, lungi dal rivelarsi efficaci», aggiunge la relazione della commissione Tabacci, «sono state fertile terreno di coltura per un contenzioso giurisdizionale arrivato a livelli insostenibili quando non di diffusi fenomeni corruttivi». Mentre «la complicazione normativa ha consentito alla struttura burocratica di sviluppare una efficace strategia difensiva per le responsabilità penali, trovando rifugio nella copertura legislativa». 
Il tutto alla mercé anche di un regionalismo spesso dagli aspetti assurdi, come testimonia appunto il caso dei trasporti eccezionali. Referenti diversi, procedure diverse, perfino moduli diversi. Lo sportello unico delle imprese, per dirne una. «Istituito nel 1998 e non ancora pienamente efficace», ha denunciato il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, indicandolo come esempio di «tortuosità e lentezza dei processi di riforma». A cui contribuisce l’insensata frammentazione delle competenze, che determina anche costi e handicap competitivi astronomici per le imprese. Con lo sportello unico pienamente funzionante, tutte le pratiche di un intero anno a carico del sistema produttivo si potrebbero risolvere con meno di dieci milioni, a fronte delle diverse centinaia spese oggi. 
La Federdistribuzione ha calcolato che l’1,15% del fatturato del commercio si volatilizzi ogni anno per spese di burocrazia: 1,4 miliardi l’anno. Mentre l’associazione dei trasportatori Confetra ha rammentato che secondo l’Ocse sono necessari in Italia mediamente 19 giorni per un’operazione di export, contro i 10 di Francia e Spagna, i 9 della Germania e addirittura i 7 dell’Olanda.
Ma non crediate che siano tutte rose e fiori quando invece le competenze regionali risultano meno coinvolte. Perché se quelle hanno certo complicato (e non poco) la vita di strumenti quali lo sportello unico, anche l’arretratezza tecnologica dell’amministrazione ci mette del suo. Su questo terreno si è perso un sacco di tempo per cose insensate: basta considerare che in vent’anni si è cambiato per ben quattro volte il nome dell’organismo pubblico che se ne deve occupare. Dall’Aipa, Autorità per l’informatica, si è passati al Cnipa, Centro nazionale per l’informatica, alla DigitPa, e infine all’Agenzia per l’Italia digitale. 
La conseguenza è un confronto avvilente nella qualità della nostra infrastruttura con quella dei nostri concorrenti. Mentre l’agenda digitale, che avrebbe dovuto rivoluzionare i rapporti di cittadini e imprese con la controparte pubblica, per esempio mettendo in rete tutte le amministrazioni consentendo l’archiviazione di tutti i documenti solo in formato elettronico, è sostanzialmente al palo. A un anno di distanza, dice un monitoraggio del Servizio studi della Camera, sono stati adottati solo 17 dei 55 adempimenti necessari. Inutile allora stupirsi di quanto ha denunciato davanti alla commissione Tabacci il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi, rammentando come già nel 2011 fosse stata «adottata una norma che sanciva il principio dell’acquisizione d’ufficio» dei documenti già in possesso delle pubbliche amministrazioni. «Peccato che, salvo lodevoli eccezioni», ha concluso, «la prassi degli uffici non si sia uniformata a questo principio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

DOPO AVER LETTO QUESTO ARTICOLO MI SENTO…

PARTECIPA ALLA DISCUSSIONE

caratteri rimanenti: 1500

INVIA

CONTRIBUTI 48

VOTODATA

1

chimera222 aprile 2014 | 9:09

secondo lei -la mia è una domanda seria -, se si abolisse lo Stato italiano (ad es. con scissione delle regioni come è accaduto per le repubbliche ex sovietiche) le cose andrebbero meglio?
1

cocis2 aprile 2014 | 9:09

Semplificare ed eliminare la burocrazia è un concetto mentale e culturale di assunzione di responsabilità, in prima persona.
Varasc2 aprile 2014 | 9:08

Ho letto questo articolo subito dopo quello sui “pericolosissimi” separatisti veneti appena arrestati. Forse avrei dovuto prendere un caffé tra una lettura e l’altra.
1

Lettore_301242 aprile 2014 | 9:08

E’ l’operazione che manda avanti la politica: tante leggi + tanta carta + tanti uffici + tanti parente e amici= Tanti Voti.
chimera222 aprile 2014 | 9:07

è una domanda retorica la sua? ricorda Mani pulite?
chimera222 aprile 2014 | 9:06

concordo al cento per cento
2

zogo2 aprile 2014 | 9:04

E’ l’autodifesa del carrozzone statale. Resisteranno fino alla morte della nazione. Tanto chi tira le fila di tutto questo si è messo al riparo con i denari immeritatamente drenati, ben custoditi all’estero, in dollari o sterline.
1

Lettore_93877372 aprile 2014 | 9:03

ma tutti questi inutili parlamentari, se non fanno/approvano inutili leggi, che fanno?
3

100Drop2 aprile 2014 | 9:02

MA DI COSA CI LAMENTIAMO? Se siamo il Paese che ha coniato il detto: “FATTA LA LEGGE TROVATO L’INGANNO”? Guardate il c.d. “Codice degli appalti” (D. Lgs. 163): vi sembra normale? Una legge che regola” anche quanti respiri possono fare i membri di una commissione di gara? Ma perché? PERCHE’ SIAMO UN POPOLO CHE NON MERITA NULLA., che ha il furto e l’inganno nei confronti del prossimo e dello Stato nel suo DNA, che in mezzo a questa crisi senza fine continua indisturbato a delinquere a destra e manca AD OGNI LIVELLO SOCIALE. 150mila leggi? Per farci essere un paese “normale” non ne basterebbero 150 milioni. W L’ITALIA!
2

ssigma2 aprile 2014 | 9:02

Una miriade di leggi illeggibili dai non addetti. Troppe ,farraginose,talmente complicate che alla fine le rendono inapplicabili o contestabili da chiunque abbia dimestichezza della burocrazia. Troppe leggi rendono il paese schiavo della burocrazia e i tribunali carichi di contestazioni per una virgola mancante. Basta vedere alle camere o nelle commissioni si usano ancora gli stenografici ( tantissimi e strapagati) mentre con le registrazioni vocali e video le tecnologie di oggi a costo quasi zero risolverebbero il problema dell’archivio dati. Tutti ormai usano pc,tablet,smartphone mentre in parlamento tutto viene ancora registrato su carta. Montagne di carta che per una virgola mancante viene ristampata integralmente a causa delle modifiche. Altro che ridurre i costi. Siamo un paese vecchio a partire dai vertici e questo non ci permette di crescere.
3

Lettore_28588922 aprile 2014 | 8:57

Rassegnatevi: per il groviglio inestricabile legislativo/burocratico l’Italia é un Paese assolutamente irrecuperabile.
1

p.galli2 aprile 2014 | 8:56

… e ogni due auto blu usate vendute all’asta, se ne comprano tre nuove fiammanti (però non blu, ma argento metallizzato: le auto blu sono state abolite).
2

Lettore_96367872 aprile 2014 | 8:56

È il retaggio dell’Italia unita con l’inganno e la truffa, dal Regno Borbonico abbiamo preso il peggio e prima i Savoia e poi la Repubblica, anche questa arrivata con la truffa e l’inganno, ne hanno amplificato le storture e questo è il risultato. Azzeriamo tutto e ricominciamo. Un sogno? Certo ma, ogni tanto i Sonnino avverano.
2

Lettore_91354772 aprile 2014 | 8:56

Ora cito me stesso: “più complesso è un sistema, più facile è trovare un modo per usarlo a proprio favore”. I malware informatici struttano questo presupposto: nascoste tra le complessità di un sistema operativo si trovano sempre degli ottimi appigli per rubare risorse al vostro PC. E nella vita reale i vari ricorsisti-al-tar, avvocati spregiudicati, politici corrotti fanno la stessa cosa: dentro un sistema di norme così enormemente detagliato e complesso, trovano sempre la stradina giusta dove transitare immoralmente senza essere fermati. Bravo Rizzo.
1

Cyrano4ever2 aprile 2014 | 8:56

La burocrazia è figlia di una legiferazione volutamente contorta e troppo interpretabile. Le nostre leggi hanno troppi articoli che si rifanno ad altre leggi e troppi commi che si rifanno ad altri commi. La burocrazia non è autoreferenziale risponde sempre e solo alla politica che In tutto questo caos ci sguazza , in particolare quella regionale e degli enti locali. Per i vari cacicci è una vera manna poter intervenire in maniera arbitraria e fare clientele.

CARICA ALTRI CONTENUTI

L’Italia delle complicazioni Cancellate 10 leggi, ne nascono 12L’Italia delle complicazioni Cancellate 10 leggi, ne nascono 12

http://www.corriere.it/politica/14_aprile_02/italia-complicazioni-cancellate-10-leggi-ne-nascono-12-77704a48-ba27-11e3-9050-e3afdc8ffa42.shtml

P.s.: e noi continuiamo a mantenere questa banda di inetti, succhia sangue, bastardi!! Vergognamoci!

Varati soltanto 462 decreti attuativi dei 1.277 necessari per mettere in moto i provvedimenti dei governi Monti e Letta. La percezione, unanime, è che il Paese si sia auto-avviluppato in una miriade di lacci e lacciuoli, come il Lemuel Gulliver di Swift

di Sergio Rizzo

shadow
Una cosa simile forse non potrebbe accadere nemmeno nell’isola di Atrocla, parto della fantasia del geniale scrittore polacco Alexander Moszkowsky, dove la burocrazia è talmente opprimente da tenere occupata tutta la popolazione per l’intera giornata e metà della notte a compilare moduli. In Italia, invece, succede tutti i momenti che un trasporto eccezionale deve andare via terra da una parte all’altra della penisola: ogni volta che si attraversa una frontiera regionale, si deve chiedere il permesso compilando gli appositi formulari. Rigorosamente tutti diversi, ovvio, da Regione a Regione. Come se l’Italia non fosse da un secolo e mezzo uno Stato unitario, ma una somma di staterelli qual era ai tempi di Cecco Beppe. Ed è già tanto che l’autista non debba pagare ogni volta «un fiorino», come capita nel film «Non ci resta che piangere» a Roberto Benigni e Massimo Troisi, catapultati nel Medioevo, alle prese con un ottuso doganiere. 
Fra le perle che in tre mesi e mezzo di audizioni ha collezionato la commissione parlamentare bicamerale per la Semplificazione presieduta da Bruno Tabacci, eccone una particolarmente brillante. Simbolo non soltanto delle follie burocratiche, ma anche di come siamo riusciti a complicarci la vita scimmiottando il federalismo. Folgorante è la metafora, contenuta nella relazione conclusiva approvata lunedì sera all’unanimità dai presenti, che paragona l’Italia al Gulliver di Jonathan Swift, imprigionato a terra dai tanti fili sottilissimi dei Lillipuziani. I quali, argomenta il rapporto, vanno sciolti uno ad uno se si vuole far ripartire il Paese. Una immagine, peraltro, a cui ricorreva frequentemente anche l’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. 
La battaglia contro la burocrazia ha presentato in passato risvolti grotteschi, e risultati inesistenti. Se è vero che dal 1994 al 2008 a 5.868 misure di semplificazione hanno replicato 6.655 misure di complicazione, vale a dire 787 in più, sono servite a ben poco le norme successivamente varate nel tentativo di ridurre l’enorme macigno delle nostre leggi (già vent’anni fa Sabino Cassese sosteneva che fossero 150 mila, contro le 7.325 della Francia e le 5.587 della Germania). Per Alessandro Pajno, che ha studiato a lungo la faccenda, «la riduzione dello stock normativo, che pure era un obiettivo importante, ha mostrato i suoi limiti e ha assunto un valore prevalentemente spettacolare ma non di sostanza riducendosi all’eliminazione di norme che non risultavano in concreto più applicate». La tagliola è dunque calata inutilmente su 67.872 atti normativi di varia natura, già inutili.
Decisamente più importante è quello che continua a verificarsi tuttora. Chi ha ancora negli occhi l’immagine della catasta di «350 mila leggi inutili» bruciate quattro anni fa in una caserma dei Vigili del fuoco con il lanciafiamme dall’ex ministro Roberto Calderoli, dovrebbe sapere che oggi, secondo i dati forniti dalla Corte dei conti alla commissione Tabacci, per ogni dieci norme abrogate ne entrano in vigore dodici nuove di zecca. Senza che molte di esse, però, riescano mai a diventare operative: causa il gioco perverso dei decreti attuativi regolarmente dimenticati. Si racconta nella relazione di cui stiamo parlando che al 4 febbraio scorso erano stati varati appena 462 adempimenti dei ben 1.277 necessari per mettere in moto le leggi approvate durante i governi di Mario Monti ed Enrico Letta. Poco più di un terzo.
Il problema, dice il sottosegretario alla Presidenza Giovanni Legnini, è spesso legato alla previsione, contenuta nella norma uscita dal Parlamento, che quei decreti vengano emanati «di concerto» fra vari ministeri. Previsione che molte volte «si rivela strumentale a rendere difficoltosa o impossibile l’adozione dell’atto, vanificando così tutte quelle norme che si limitano a rimandare a un successivo atto la definizione di determinate misure». Insomma, una tela di Penelope smontata senza neppure essere tessuta. L’ex premier Romano Prodi ha ricordato un mese fa a Bologna che ci sono provvedimenti di liberalizzazione del primo pacchetto Bersani approvati nel 1997 che aspettano ancora le disposizioni essenziali per attuarle.
«Le norme sempre più dettagliate, lungi dal rivelarsi efficaci», aggiunge la relazione della commissione Tabacci, «sono state fertile terreno di coltura per un contenzioso giurisdizionale arrivato a livelli insostenibili quando non di diffusi fenomeni corruttivi». Mentre «la complicazione normativa ha consentito alla struttura burocratica di sviluppare una efficace strategia difensiva per le responsabilità penali, trovando rifugio nella copertura legislativa». 
Il tutto alla mercé anche di un regionalismo spesso dagli aspetti assurdi, come testimonia appunto il caso dei trasporti eccezionali. Referenti diversi, procedure diverse, perfino moduli diversi. Lo sportello unico delle imprese, per dirne una. «Istituito nel 1998 e non ancora pienamente efficace», ha denunciato il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, indicandolo come esempio di «tortuosità e lentezza dei processi di riforma». A cui contribuisce l’insensata frammentazione delle competenze, che determina anche costi e handicap competitivi astronomici per le imprese. Con lo sportello unico pienamente funzionante, tutte le pratiche di un intero anno a carico del sistema produttivo si potrebbero risolvere con meno di dieci milioni, a fronte delle diverse centinaia spese oggi. 
La Federdistribuzione ha calcolato che l’1,15% del fatturato del commercio si volatilizzi ogni anno per spese di burocrazia: 1,4 miliardi l’anno. Mentre l’associazione dei trasportatori Confetra ha rammentato che secondo l’Ocse sono necessari in Italia mediamente 19 giorni per un’operazione di export, contro i 10 di Francia e Spagna, i 9 della Germania e addirittura i 7 dell’Olanda.
Ma non crediate che siano tutte rose e fiori quando invece le competenze regionali risultano meno coinvolte. Perché se quelle hanno certo complicato (e non poco) la vita di strumenti quali lo sportello unico, anche l’arretratezza tecnologica dell’amministrazione ci mette del suo. Su questo terreno si è perso un sacco di tempo per cose insensate: basta considerare che in vent’anni si è cambiato per ben quattro volte il nome dell’organismo pubblico che se ne deve occupare. Dall’Aipa, Autorità per l’informatica, si è passati al Cnipa, Centro nazionale per l’informatica, alla DigitPa, e infine all’Agenzia per l’Italia digitale. 
La conseguenza è un confronto avvilente nella qualità della nostra infrastruttura con quella dei nostri concorrenti. Mentre l’agenda digitale, che avrebbe dovuto rivoluzionare i rapporti di cittadini e imprese con la controparte pubblica, per esempio mettendo in rete tutte le amministrazioni consentendo l’archiviazione di tutti i documenti solo in formato elettronico, è sostanzialmente al palo. A un anno di distanza, dice un monitoraggio del Servizio studi della Camera, sono stati adottati solo 17 dei 55 adempimenti necessari. Inutile allora stupirsi di quanto ha denunciato davanti alla commissione Tabacci il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi, rammentando come già nel 2011 fosse stata «adottata una norma che sanciva il principio dell’acquisizione d’ufficio» dei documenti già in possesso delle pubbliche amministrazioni. «Peccato che, salvo lodevoli eccezioni», ha concluso, «la prassi degli uffici non si sia uniformata a questo principio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

DOPO AVER LETTO QUESTO ARTICOLO MI SENTO…

PARTECIPA ALLA DISCUSSIONE

caratteri rimanenti: 1500

INVIA

CONTRIBUTI 48

VOTODATA

1

chimera222 aprile 2014 | 9:09

secondo lei -la mia è una domanda seria -, se si abolisse lo Stato italiano (ad es. con scissione delle regioni come è accaduto per le repubbliche ex sovietiche) le cose andrebbero meglio?
1

cocis2 aprile 2014 | 9:09

Semplificare ed eliminare la burocrazia è un concetto mentale e culturale di assunzione di responsabilità, in prima persona.
Varasc2 aprile 2014 | 9:08

Ho letto questo articolo subito dopo quello sui “pericolosissimi” separatisti veneti appena arrestati. Forse avrei dovuto prendere un caffé tra una lettura e l’altra.
1

Lettore_301242 aprile 2014 | 9:08

E’ l’operazione che manda avanti la politica: tante leggi + tanta carta + tanti uffici + tanti parente e amici= Tanti Voti.
chimera222 aprile 2014 | 9:07

è una domanda retorica la sua? ricorda Mani pulite?
chimera222 aprile 2014 | 9:06

concordo al cento per cento
2

zogo2 aprile 2014 | 9:04

E’ l’autodifesa del carrozzone statale. Resisteranno fino alla morte della nazione. Tanto chi tira le fila di tutto questo si è messo al riparo con i denari immeritatamente drenati, ben custoditi all’estero, in dollari o sterline.
1

Lettore_93877372 aprile 2014 | 9:03

ma tutti questi inutili parlamentari, se non fanno/approvano inutili leggi, che fanno?
3

100Drop2 aprile 2014 | 9:02

MA DI COSA CI LAMENTIAMO? Se siamo il Paese che ha coniato il detto: “FATTA LA LEGGE TROVATO L’INGANNO”? Guardate il c.d. “Codice degli appalti” (D. Lgs. 163): vi sembra normale? Una legge che regola” anche quanti respiri possono fare i membri di una commissione di gara? Ma perché? PERCHE’ SIAMO UN POPOLO CHE NON MERITA NULLA., che ha il furto e l’inganno nei confronti del prossimo e dello Stato nel suo DNA, che in mezzo a questa crisi senza fine continua indisturbato a delinquere a destra e manca AD OGNI LIVELLO SOCIALE. 150mila leggi? Per farci essere un paese “normale” non ne basterebbero 150 milioni. W L’ITALIA!
2

ssigma2 aprile 2014 | 9:02

Una miriade di leggi illeggibili dai non addetti. Troppe ,farraginose,talmente complicate che alla fine le rendono inapplicabili o contestabili da chiunque abbia dimestichezza della burocrazia. Troppe leggi rendono il paese schiavo della burocrazia e i tribunali carichi di contestazioni per una virgola mancante. Basta vedere alle camere o nelle commissioni si usano ancora gli stenografici ( tantissimi e strapagati) mentre con le registrazioni vocali e video le tecnologie di oggi a costo quasi zero risolverebbero il problema dell’archivio dati. Tutti ormai usano pc,tablet,smartphone mentre in parlamento tutto viene ancora registrato su carta. Montagne di carta che per una virgola mancante viene ristampata integralmente a causa delle modifiche. Altro che ridurre i costi. Siamo un paese vecchio a partire dai vertici e questo non ci permette di crescere.
3

Lettore_28588922 aprile 2014 | 8:57

Rassegnatevi: per il groviglio inestricabile legislativo/burocratico l’Italia é un Paese assolutamente irrecuperabile.
1

p.galli2 aprile 2014 | 8:56

… e ogni due auto blu usate vendute all’asta, se ne comprano tre nuove fiammanti (però non blu, ma argento metallizzato: le auto blu sono state abolite).
2

Lettore_96367872 aprile 2014 | 8:56

È il retaggio dell’Italia unita con l’inganno e la truffa, dal Regno Borbonico abbiamo preso il peggio e prima i Savoia e poi la Repubblica, anche questa arrivata con la truffa e l’inganno, ne hanno amplificato le storture e questo è il risultato. Azzeriamo tutto e ricominciamo. Un sogno? Certo ma, ogni tanto i Sonnino avverano.
2

Lettore_91354772 aprile 2014 | 8:56

Ora cito me stesso: “più complesso è un sistema, più facile è trovare un modo per usarlo a proprio favore”. I malware informatici struttano questo presupposto: nascoste tra le complessità di un sistema operativo si trovano sempre degli ottimi appigli per rubare risorse al vostro PC. E nella vita reale i vari ricorsisti-al-tar, avvocati spregiudicati, politici corrotti fanno la stessa cosa: dentro un sistema di norme così enormemente detagliato e complesso, trovano sempre la stradina giusta dove transitare immoralmente senza essere fermati. Bravo Rizzo.
1

Cyrano4ever2 aprile 2014 | 8:56

La burocrazia è figlia di una legiferazione volutamente contorta e troppo interpretabile. Le nostre leggi hanno troppi articoli che si rifanno ad altre leggi e troppi commi che si rifanno ad altri commi. La burocrazia non è autoreferenziale risponde sempre e solo alla politica che In tutto questo caos ci sguazza , in particolare quella regionale e degli enti locali. Per i vari cacicci è una vera manna poter intervenire in maniera arbitraria e fare clientele.

CARICA ALTRI CONTENUTI

Thanks again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

My Dear Friends, first of all i thanks all of you to read me, but, i´m deep sorry about the very bad english translations of my articles in my blog. I´m really apologize for this, but please, be benevolent, as i wrote in the head of my blog, it´s really just to much material to translate.
As you know i use Google translator, but as you know better then me, you cannot translate from Italian Language, this is very particular and deep language, in another language, so, in a easy way.

So if you are interested in some articles, and would you like to have a better translations or do you like confront with me about, please, don´t hesitate to contact me, as public comment or privat to my personal email romanodeleo@gmail.com

Thanks again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

Ciao
Romano De Leo

Thanks you again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

My Dear Friends, first of all i thanks all of you to read me, but, i´m deep sorry about the very bad english translations of my articles in my blog. I´m really apologize for this, but please, be benevolent, as i wrote in the head of my blog, it´s really just to much material to translate.
As you know i use Google translator, but as you know better then me, you cannot translate from Italian Language, this is very particular and deep language, in another language, so, in a easy way.

So if you are interested in some articles, and would you like to have a better translations or do you like confront with me about, please, don´t hesitate to contact me, as public comment or privat to my personal email romanodeleo@gmail.com

Thanks you again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

Ciao
Romano De Leo

Thanks again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

My Dear Friends, first of all i thanks all of you to read me, but, i´m deep sorry about the very bad english translations of my articles in my blog. I´m really apologize for this, but please, be benevolent, as i wrote in the head of my blog, it´s really just to much material to translate.
As you know i use Google translator, but as you know better then me, you cannot translate from Italian Language, this is very particular and deep language, in another language, so, in a easy way.

So if you are interested in some articles, and would you like to have a better translations or do you like confront with me about, please, don´t hesitate to contact me, as public comment or privat to my personal email romanodeleo@gmail.com

Thanks again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

Ciao
Romano De Leo

Thanks you again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

My Dear Friends, first of all i thanks all of you to read me, but, i´m deep sorry about the very bad english translations of my articles in my blog. I´m really apologize for this, but please, be benevolent, as i wrote in the head of my blog, it´s really just to much material to translate.
As you know i use Google translator, but as you know better then me, you cannot translate from Italian Language, this is very particular and deep language, in another language, so, in a easy way.

So if you are interested in some articles, and would you like to have a better translations or do you like confront with me about, please, don´t hesitate to contact me, as public comment or privat to my personal email romanodeleo@gmail.com

Thanks you again to all of you to follow me and read what i write. this is for me a deep Honour.

Ciao
Romano De Leo

Design a site like this with WordPress.com
Get started