Son caduto nella "pozione magica" da piccino, pardonnez-moi, Noblesse Oblige!
Come si cucina il Ragú alla Romano per quattro persone
La differenza che fa un buon piatto, oltre ai prodotti scelti, é la passione culinaria, l´amore con il quale accerrezziamo il cibo, e la pazienda da Giobbe, ricordandoci, che il desinare e´ un rito sacro, per il nostro corpo e la nostra anima.
Naturalmente vi sono innumerevoli scuole di pensiero in materia, come altrettante ricette regionali o della classica nonna.
Senza voler insegnare a chicchessia, ma solo come mia testimonianza personale culinaria domestica, passerei a spiegare come segue:
Il Ragú questo sconosciuto:
dunque, prendetevela con calma, pazienza e passione, perché necessitano almeno due/tre giorni di preparazione.
per le quantitá si vada ad occhio e propria tradizione o q.b, e per i tempi biblici si vada a proprio sentimento e capacitá di equilibrio psichico.
preparare innanzitutto il brodo con verdure di stagione, circa un paio di litri dovrebbero bastare, senza salare.
preparare il sugo al pomodoro utilizzando pomodori freschi, meglio i cuori di bue, aromatizzandolo con oregano, basilico e salvia, una punta di sale ed una microscopica manciata di zucchero. far cuocere a fuoco lento per 3/4 ore, innaffiandolo col brodo, mantenendo una liquiditá corposa
preparare un soffritto in padella capace, possibilmente senza far bruciare la stessa, versando olio piccante (preparato in precedenza con tempo debito col peperoncino calabro) sminuzzando della cipolla di Tropea.
prepare dunque la carne: personalmente uso 1 chilo di filetto di manzo di prima scelta (che trito personalmente) ed un metro circa di salsiccia (dipende dalla regione di residenza, quindi si usi prodotti locali).
Non lesinate sui prodotti, usate prodotti di qualitá ed ove possibili, locali, acquistati direttamente dagl´agricoltori ed allevatori.
Mettere dunque la carne opportunamente preparata e mischiata a dovere nella padella del soffritto.
Far cuocere sempre a fuoco lento per 3/4 ore innaffiandolo a dovere col brodo, secondo bisogno, ed una volta rappreso, innaffiare nuovamente con del buon vino rosso. Personalmente uso lo Shiraz, dal profumo intenso e pieno a tutto tondo.
(bisogna avere l´accortezza, sempre e comunque, di “girare delicatamente” con un mestolo in legno, quindi é richiesta l´onnipresenza in cucina)
Lasciar riposare per un giorno, non mettere assolutamente in frigo, basta coprire padella e pentola con i propri coperchi.
Il giorno dopo riprendere la cottura separata del sugo di pomodoro e del ragú per circa una mezzora. Ricordandosi possibilmente sempre di innaffiare con cautela col brodo. Trascorsa la mezz´oretta, unire in connubio indissolubile, il sugo di pomodoro ed il ragú in una pentola capace e di ampio respiro e far bollire, sempre a fuoco lento il preparato per circa due/tre ore, con l´accortezza di innaffiare col brodo al fine che lo stesso non sia ne troppo liquido ne troppo denso.
Lasciar riposare il tutto per un altra notte e, questa volta metterlo nel frigo a temperatura normale, non da pinguino, in modo che si rapprenda per ben benino.
Prima di servirlo, ovviamente, scaldatelo in padella con l´aggiunta esclusivamente del brodo per non farlo bruciare, distribuendolo uniformemente. Per la pasta utilizzo le pappardelle, ma naturalmente si puó usare ogni tipo esistente in commercio, ma l´importante che sia rigorosamente di qualitá ed artigianale ed all´uovo.
Buona degustazione
Rdl
My Personal Recipe Sweet Bomb for four person:
Preparazione di un dolce pseudo-casalingo dal gusto immortale. Parola di diabetico.
– sei tuorli di uovo e sei cucchiai da minestra di zucchero, frustare decisi fino a completa montatura
– continuando a frustare ma delicatamente, aggiungere in sequenza:
1) una tazzina da caffé di caffé naturalmente freddo
2) una tazzina da caffé di cognac, meglio Remy Martin
3) grattare del cioccolato fondente nero extra-amaro fino a ricoprire con le scaglie il preparato
4) grattare un ciuffo di parmiggiano reggiano
Al termine inserire il preparato per circa 30 minuti nel congelatore casalingo assieme a quattro bicchierini per vino tipo Cherry.
– versare ovviamente in seguito il preparato per 3/4 nei bicchierini
Buona degustazione
Rdl
Come si cucina il Ragú alla Romano per quattro persone
La differenza che fa un buon piatto, oltre ai prodotti scelti, é la passione culinaria, l´amore con il quale accerrezziamo il cibo, e la pazienda da Giobbe, ricordandoci, che il desinare e´ un rito sacro, per il nostro corpo e la nostra anima.
Naturalmente vi sono innumerevoli scuole di pensiero in materia, come altrettante ricette regionali o della classica nonna.
Senza voler insegnare a chicchessia, ma solo come mia testimonianza personale culinaria domestica, passerei a spiegare come segue:
Il Ragú questo sconosciuto:
dunque, prendetevela con calma, pazienza e passione, perché necessitano almeno due/tre giorni di preparazione.
per le quantitá si vada ad occhio e propria tradizione o q.b, e per i tempi biblici si vada a proprio sentimento e capacitá di equilibrio psichico.
preparare innanzitutto il brodo con verdure di stagione, circa un paio di litri dovrebbero bastare, senza salare.
preparare il sugo al pomodoro utilizzando pomodori freschi, meglio i cuori di bue, aromatizzandolo con oregano, basilico e salvia, una punta di sale ed una microscopica manciata di zucchero. far cuocere a fuoco lento per 3/4 ore, innaffiandolo col brodo, mantenendo una liquiditá corposa
preparare un soffritto in padella capace, possibilmente senza far bruciare la stessa, versando olio piccante (preparato in precedenza con tempo debito col peperoncino calabro) sminuzzando della cipolla di Tropea.
prepare dunque la carne: personalmente uso 1 chilo di filetto di manzo di prima scelta (che trito personalmente) ed un metro circa di salsiccia (dipende dalla regione di residenza, quindi si usi prodotti locali).
Non lesinate sui prodotti, usate prodotti di qualitá ed ove possibili, locali, acquistati direttamente dagl´agricoltori ed allevatori.
Mettere dunque la carne opportunamente preparata e mischiata a dovere nella padella del soffritto.
Far cuocere sempre a fuoco lento per 3/4 ore innaffiandolo a dovere col brodo, secondo bisogno, ed una volta rappreso, innaffiare nuovamente con del buon vino rosso. Personalmente uso lo Shiraz, dal profumo intenso e pieno a tutto tondo.
(bisogna avere l´accortezza, sempre e comunque, di “girare delicatamente” con un mestolo in legno, quindi é richiesta l´onnipresenza in cucina)
Lasciar riposare per un giorno, non mettere assolutamente in frigo, basta coprire padella e pentola con i propri coperchi.
Il giorno dopo riprendere la cottura separata del sugo di pomodoro e del ragú per circa una mezzora. Ricordandosi possibilmente sempre di innaffiare con cautela col brodo. Trascorsa la mezz´oretta, unire in connubio indissolubile, il sugo di pomodoro ed il ragú in una pentola capace e di ampio respiro e far bollire, sempre a fuoco lento il preparato per circa due/tre ore, con l´accortezza di innaffiare col brodo al fine che lo stesso non sia ne troppo liquido ne troppo denso.
Lasciar riposare il tutto per un altra notte e, questa volta metterlo nel frigo a temperatura normale, non da pinguino, in modo che si rapprenda per ben benino.
Prima di servirlo, ovviamente, scaldatelo in padella con l´aggiunta esclusivamente del brodo per non farlo bruciare, distribuendolo uniformemente. Per la pasta utilizzo le pappardelle, ma naturalmente si puó usare ogni tipo esistente in commercio, ma l´importante che sia rigorosamente di qualitá ed artigianale ed all´uovo.
Buona degustazione
Rdl
My Personal Recipe Sweet Bomb for four person:
Preparazione di un dolce pseudo-casalingo dal gusto immortale. Parola di diabetico.
– sei tuorli di uovo e sei cucchiai da minestra di zucchero, frustare decisi fino a completa montatura
– continuando a frustare ma delicatamente, aggiungere in sequenza:
1) una tazzina da caffé di caffé naturalmente freddo
2) una tazzina da caffé di cognac, meglio Remy Martin
3) grattare del cioccolato fondente nero extra-amaro fino a ricoprire con le scaglie il preparato
4) grattare un ciuffo di parmiggiano reggiano
Al termine inserire il preparato per circa 30 minuti nel congelatore casalingo assieme a quattro bicchierini per vino tipo Cherry.
– versare ovviamente in seguito il preparato per 3/4 nei bicchierini
Buona degustazione
Rdl
#meriamdevevivere #libertàdifede #musulmano #islamico #integralista
non vi sono parole umane per esprimere la mia condanna personale ad una religione che di fatto risulta essere una delle dittature piú feroci e disumane mai apparse su nostro pianeta. Piena ed incondizionata solidarietá a questa ennesima vittima sacrificale di un movimento ideologico barbaro e crudele.
Definitela come meglio credete, religione musulmana od islamica, che dir si voglia, ma rappresenta uno dei maggiori pericoli per le instabili libertá raggiunte, a suon di guerre e rivoluzioni, dei Paesi Occidentali, oltre naturalmente ad essere, nella sua versione integralista, un abominio indicibile.
Per ogni qualsiasi approfondimento rimando al mio blog sui port tematici da me pubblicati.
#meriamdevevivere #libertàdifede #musulmano #islamico #integralista
non vi sono parole umane per esprimere la mia condanna personale ad una religione che di fatto risulta essere una delle dittature piú feroci e disumane mai apparse su nostro pianeta. Piena ed incondizionata solidarietá a questa ennesima vittima sacrificale di un movimento ideologico barbaro e crudele.
Definitela come meglio credete, religione musulmana od islamica, che dir si voglia, ma rappresenta uno dei maggiori pericoli per le instabili libertá raggiunte, a suon di guerre e rivoluzioni, dei Paesi Occidentali, oltre naturalmente ad essere, nella sua versione integralista, un abominio indicibile.
Per ogni qualsiasi approfondimento rimando al mio blog sui port tematici da me pubblicati.
L´uomo con la valigia
Rieccheggiava nei suoi pensieri stanchi e prigionieri di se stessi, quella frase apparentemente buttata li senza perche´ e senza forma di un suo collega: mi sembri l´uomo con la valigia. Erano gl´anni giovanili, quando ancora il tumulto della vita ti portava a credere alle illusioni umane; quella frase gli fu detta con tono misto ttra pena, rassegnazione, invidia e consapevolezza. Il suo collega era molto piu´ grande di lui e cercava in qualche modo di persuaderlo dall´impresa. Ma si sa al cuore non si comanda.
Lui stava seduto davanti alla sua scrivania, completamente assente ed assorto nei suoi sogni, attraverso la vetrata dell´ufficio, cercava con lo sguardo nel panorama delle Alpi, il luogo ed il viso della donna per la quale si era perdutamente innamorato.
Quanto tempo era passato da quel momento intriso di emozioni che ancora gli facevano sobbalzare il cuore.
Egli stava ora seduto sul divano di una casa fatiscente, la vita lo aveva punito per il suo ardore giovanile, e si trovava nuovamente accanto a se una valigia, illuminata dai riflessi dei raggi solari che attraversavano le ampie vetrate, attorniata da mille particelle di polvere sfrigolante e luccicante, che conferivano un´aria da trofeo, immortalando il suo mondo, racchiuso in una valigia.
Conosceva bene quella struggente sospensione atemporale, quell´astrazione dalla realtá che gli consentiva di non masararsi nei suoi pensieri, nella sua sorda e cieca disperazione, in attesa che la sua solitudine fosse ricompensata dall´amore.
La sua mente riandava ai suoi ricordi di piccino, e rammentava la valigia, ove era racchiusa la sua piccola esistenza, unica compagna di viaggio, unica certezza, seduto su di un letto di un collegio in un salone spettrale, ove era stato miseramente abbandonato, perché era nato diverso, malato per la societá che si arrogava il diritto del Monte Taigeto.
Ricercava ora quelle stesse emozioni di piccino per trovare ristoro in se stesso, quel piccolo mondo e stato mentale, che gli consentiva di eludere il dolore, quel vago senso di principio elitario dell´amore radicato e nato con lui, ma quella lunga cavalcate attraversando l´esistenza, l´aveva irretito. Il suo mondo interiore era sparso e scisso nei quattro angoli della sua anima.
Quelle particelle esistenziali premevano ora nell´affrettarsi per sciogliersi nelle sue lacrime, ultima beffa del proprio destino: anch´esse fuggivano lasciandolo desoltamente solo nel suo vuoto incolmabile.
Osservo nuovamente la sua valigia, la afferró, e con sforzo titanico piegato dal peso, s´incamminó affinché il fato potesse compiersi.
L´uomo con la valigia
Rieccheggiava nei suoi pensieri stanchi e prigionieri di se stessi, quella frase apparentemente buttata li senza perche´ e senza forma di un suo collega: mi sembri l´uomo con la valigia. Erano gl´anni giovanili, quando ancora il tumulto della vita ti portava a credere alle illusioni umane; quella frase gli fu detta con tono misto ttra pena, rassegnazione, invidia e consapevolezza. Il suo collega era molto piu´ grande di lui e cercava in qualche modo di persuaderlo dall´impresa. Ma si sa al cuore non si comanda.
Lui stava seduto davanti alla sua scrivania, completamente assente ed assorto nei suoi sogni, attraverso la vetrata dell´ufficio, cercava con lo sguardo nel panorama delle Alpi, il luogo ed il viso della donna per la quale si era perdutamente innamorato.
Quanto tempo era passato da quel momento intriso di emozioni che ancora gli facevano sobbalzare il cuore.
Egli stava ora seduto sul divano di una casa fatiscente, la vita lo aveva punito per il suo ardore giovanile, e si trovava nuovamente accanto a se una valigia, illuminata dai riflessi dei raggi solari che attraversavano le ampie vetrate, attorniata da mille particelle di polvere sfrigolante e luccicante, che conferivano un´aria da trofeo, immortalando il suo mondo, racchiuso in una valigia.
Conosceva bene quella struggente sospensione atemporale, quell´astrazione dalla realtá che gli consentiva di non masararsi nei suoi pensieri, nella sua sorda e cieca disperazione, in attesa che la sua solitudine fosse ricompensata dall´amore.
La sua mente riandava ai suoi ricordi di piccino, e rammentava la valigia, ove era racchiusa la sua piccola esistenza, unica compagna di viaggio, unica certezza, seduto su di un letto di un collegio in un salone spettrale, ove era stato miseramente abbandonato, perché era nato diverso, malato per la societá che si arrogava il diritto del Monte Taigeto.
Ricercava ora quelle stesse emozioni di piccino per trovare ristoro in se stesso, quel piccolo mondo e stato mentale, che gli consentiva di eludere il dolore, quel vago senso di principio elitario dell´amore radicato e nato con lui, ma quella lunga cavalcate attraversando l´esistenza, l´aveva irretito. Il suo mondo interiore era sparso e scisso nei quattro angoli della sua anima.
Quelle particelle esistenziali premevano ora nell´affrettarsi per sciogliersi nelle sue lacrime, ultima beffa del proprio destino: anch´esse fuggivano lasciandolo desoltamente solo nel suo vuoto incolmabile.
Osservo nuovamente la sua valigia, la afferró, e con sforzo titanico piegato dal peso, s´incamminó affinché il fato potesse compiersi.