anni or sono un mio caro conoscente portó un ragionamento sulla percezione umana della velocitá della luce, non riesco a rappresentarlo tecnicamente poiché la mia cultura letteraria filosofica mi permette di raccogliere e comprendere le scienze nel loro senso generale compiuto e le mie piccole competenze in materia chimico-fisica-astronomiche non mi permettono una disamina tecnica approfondita e particolareggiata, ed é mia ferma convinzione che la scienza ufficiale nonostante la sua arrogante presupponenza non abbia ancora capito una cippa-lippa dell´universo, quindi tutto rimane aleggiante sulla teoria, ma, mi limito a proporre, nella mia umile e modesta piccola conoscenza, un quesito spazio-temporale:
osservando dunque l´universo ed i suoi componenti in realtá noi osserviamo una mappatura inesistente o meglio una rappresentazione temporale passata, quindi all´inverso la nostra percezione della realtá, scambiando il punto di vista d´osservazione, la nostra realtá in veritá diverrebbe passata od altresí futura alla locazione effettiva di osservazione. Sempre teoricamente dunque il nostro presente, o meglio la percezione e consapevolezza della nostra esistenza il qui ed ora, non troverebbe riscontro spazio-temporale se non nel passato cosmico od in un futuro.
Ne consegue che l´allocazione storica dell´umanitá nell´evoluzione universale non ha tempo e si ridurrebbe esclusivamente ad una percezione esistenziale soggettiva che non troverebbe ne riscontro ne traccia alcuna nella materia cosmica. Quindi il nostro contributo al tutto ed al nulla da un punto di vista della storia della materia evolutiva cosmica, é inesistente ed ininfluente, se non nella realtá opinabile e relativa del pianeta che ci ospita.
Quindi ritorniamo al punto di partenza: cosa cazzo ci facciamo qui e perché!?
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