Rieccheggiava nei suoi pensieri stanchi e prigionieri di se stessi, quella frase apparentemente buttata li senza perche´ e senza forma di un suo collega: mi sembri l´uomo con la valigia. Erano gl´anni giovanili, quando ancora il tumulto della vita ti portava a credere alle illusioni umane; quella frase gli fu detta con tono misto ttra pena, rassegnazione, invidia e consapevolezza. Il suo collega era molto piu´ grande di lui e cercava in qualche modo di persuaderlo dall´impresa. Ma si sa al cuore non si comanda.
Lui stava seduto davanti alla sua scrivania, completamente assente ed assorto nei suoi sogni, attraverso la vetrata dell´ufficio, cercava con lo sguardo nel panorama delle Alpi, il luogo ed il viso della donna per la quale si era perdutamente innamorato.
Quanto tempo era passato da quel momento intriso di emozioni che ancora gli facevano sobbalzare il cuore.
Egli stava ora seduto sul divano di una casa fatiscente, la vita lo aveva punito per il suo ardore giovanile, e si trovava nuovamente accanto a se una valigia, illuminata dai riflessi dei raggi solari che attraversavano le ampie vetrate, attorniata da mille particelle di polvere sfrigolante e luccicante, che conferivano un´aria da trofeo, immortalando il suo mondo, racchiuso in una valigia.
Conosceva bene quella struggente sospensione atemporale, quell´astrazione dalla realtá che gli consentiva di non masararsi nei suoi pensieri, nella sua sorda e cieca disperazione, in attesa che la sua solitudine fosse ricompensata dall´amore.
La sua mente riandava ai suoi ricordi di piccino, e rammentava la valigia, ove era racchiusa la sua piccola esistenza, unica compagna di viaggio, unica certezza, seduto su di un letto di un collegio in un salone spettrale, ove era stato miseramente abbandonato, perché era nato diverso, malato per la societá che si arrogava il diritto del Monte Taigeto.
Ricercava ora quelle stesse emozioni di piccino per trovare ristoro in se stesso, quel piccolo mondo e stato mentale, che gli consentiva di eludere il dolore, quel vago senso di principio elitario dell´amore radicato e nato con lui, ma quella lunga cavalcate attraversando l´esistenza, l´aveva irretito. Il suo mondo interiore era sparso e scisso nei quattro angoli della sua anima.
Quelle particelle esistenziali premevano ora nell´affrettarsi per sciogliersi nelle sue lacrime, ultima beffa del proprio destino: anch´esse fuggivano lasciandolo desoltamente solo nel suo vuoto incolmabile.
Osservo nuovamente la sua valigia, la afferró, e con sforzo titanico piegato dal peso, s´incamminó affinché il fato potesse compiersi.
Discover more from Distopia delle Masse Gestito da Romano De Leo
Subscribe to get the latest posts sent to your email.