Amico Mio, perdona sarò prolisso.
Credo che ciascuno di noi debba effettuare ricerche interiori e del nostro passato continuamente ed incessantemente, alla ricerca delle origini, esse sono infinite senza confini, ma non devono inficiare il nostro presente ed il nostro futuro.
Credo che ognuno di noi debba contribuire all’evoluzione della nostra specie secondo indole propria, e che i principi fino ad ora adottati dalla nostra civiltà non possano in alcun modo essere condivisibili, dobbiamo trovare nuovi pesi e misure.
Il fatto stesso che ognuno di noi si renda consapevole del proprio essere senziente è un’esperienza unica ed irripetibile e non trasmissibile, ma solo il nostro comportamento coerente e costante, possa essere esempio per coloro che cercano.
Credo profondamente che ad ogni pensiero, azione e parola proferita, bisognerebbe anteporre la domanda a se stessi: “ cosa farebbe l’amore in questo frangente?” Il risultato certamente non sarà una società perfetta, ma un approccio personale intimo a se stessi e verso le nostre relazioni interpersonali, lasciando che i nostri pensieri ed azioni inesatte, si sciolgano nel mare della nostra infinità ignoranza, perdonandoci e perdonando con infinita sensibilità accarezzando il nostro fragile nucleo.
Il giudizio e la presupposizione di noi stessi e di chi o cosa ci circonda è un’attività umana sciocca e tristemente superficiale; l’uomo non ha capacità e conoscenze omni-comprensive atte a poter effettuare il benchè minimo giudizio, ne tanto meno tu ed io.
L’unica via è trovare una propria configurazione ottimale nell’intimo rapporto con noi stessi, il quale automaticamente si riflette nei nostri comportamenti inter-relazionali, dotandosi di tutti quegli strumenti intellettuali, spirituali e mistici atti alla nostra ricerca.
Questo è tutto ciò che abbiamo, ed è da qui che dobbiamo ripartire.
Questa nostra società non è differente dalla Babilonia di allora, ma ancora non ha compreso che deve trasformare la moltitudine e le mutue differenze in costruttività per l’evoluzione, e, 2000 anni di storia riconosciuta, testimoniano, che ahimè, la nostra civiltà, è una tra le più stolte mai esistite nell’universo.
L’omologazione ed i collanti umani utilizzati dalla nostra civiltà ci hanno violentato fin nei profondi strati del nostra essenza e della nostra anima, lacerando e scindendo la nostra mente e deturpando i nostri pensieri e, per chi come me, è nato diverso, non omologabile, la ferocia e l’abnegazione della nostra società nel tentativo di cambiarti, è impressionante, crudele e spietata. Tutto ciò ci rende dei bradipi mentali e comporta in noi atti e pensieri di rara violenza, spesso facendo si di farci cadere nelle crisi di amarezza e tristezza profonde, nella piena solitudine della nostra intimità.
Le ovvie e naturali e conseguenze di tale chirurgica ed efferata omologazione sono devastanti per chiunque di noi, e raramente ci si rende conto coscientemente e razionalmente, di tale sterminio delle indoli umane, presi come siamo a cercar di mantenere un equilibrio sopra la follia, soglia spesso labile ed impalpabile.
Compresi fin da piccino la mia profonda diversità dal resto dell’umanità, negli intimi e sublimi atti di sospensione atemporale della comprensione della unicità della semplicità nella unione inscindibile tra me e ciò che mi circonda negli aspetti sinergici delle energie naturali, nei viaggi profondi degli orizzonti senza confini dei paesaggi greci.
La dedizione con la quale, partendo dalla mia genitrice, la società ha tentato invano di sottomettermi al pensiero di omologazione sociale, lo possiamo ritrovare nei tempi più bui del nostro medio-evo, con torture mentali e fisiche, le quali oltre passano il confine della umanità e del buon senso.
Ogni qualvolta ho tentato di omologarmi e cercare di seguire il comune senso di cammino, è stato un disastro, anche perchè ho avuto rapporti inter-personali con tutta una serie di personaggi, che si erano già arresi prima di combattere, e la comodità borghese della omologazione, aveva preso in loro il sopravvento, lasciando che il senso di vergogna ed il senso di colpa, li investisse in ogni loro atto e pensiero quotidiano.
La società mi ha punito per ogni singolo atto e pensiero di discostamento dai canoni e, la mia situazione di disagio estremo, ne è la prova lampante e lapalissiana, ed essa non avrà mai termine, poiché per essa, non sono meritevole e sono solamente un cancro da estirpare ghettizzandomi e delegittimandomi. Ciò che han fatto ai miei figli ed a me è una barbaria di ferocia inaudita.
Credo fermamente che questa nostra società non cambierà mai, nemmeno se facesse rivoluzioni e/o guerre, poiché i presupposti basici delle sue fondamenta sono talmente radicati in ciascuno di noi, che non vi sarà mai un singulto di poesia ed amore planetario. Sperare in un futuro migliore è, ribadisco, la più sciocca chimera nella quale credere.
Credere che la nostra società stia andando verso una consapevolezza spirituale e che si stia risvegliando, è un’altra sciocchezza cosmica dalle proporzioni gigantesche, allorchè metà del nostro pianeta è affamato ed assetato, sottoposto a torture inenarrabili, dai propri simili e fratelli, e, ciò, continua incessantemente con moto perpetuo dall’inizio della nostra civilizzazione e, non si intravvede alcuna fine.
Personalmente farei governare le sorti della nostra società da una Congiura di Poeti, ma anche questo è solo un sogno di un vero e convinto anarchico socialista; non costituirebbe architetture sociali perfette, ma sarebbe certamente più umano e tollerabile.
Concludo questa mia dissertazione augurandoti di trovare ciò che cerchi così intensamente!
Romano
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