esser stati bambini negl'anni 60 e 70……

esser stati bambini negl’anni 60 e 70……

ho raccolto sul web da altri blogger come il sottoscritto, commenti su quando eravamo bambini negl’anni 60/70, aggiungendo miei contributi, al fine di dipingere quello che era la società di allora, più giusta ed equa, meno fiscalizzata, burocratizzata dove prevaleva il buon senso, a misura d’uomo e bambino; ricordo ai miei followers che sono del ’62 e nato e cresciuto a Milano Lambrate……..

– Da bambini, andavamo in macchina (quelli che avevano la fortuna di averla) senza cinture di sicurezza e senza airbag! 
– I flaconi dei medicinali non avevano delle chiusure particolari. 
– Bevevamo l’acqua dalla canna del giardino, non da una bottiglia. Che orrore!! 
– Andavamo in bicicletta senza usare un casco. 
– Passavamo dei pomeriggi a costruirci i nostri “carri giocattolo”. 
– Ci lanciavamo dalle discese e dimenticavamo di non avere i freni fino a quando non ci sfracellavamo contro un albero o un marciapiede, e dopo numerosi incidenti, imparavamo a risolvere il problema… noi da soli!!! 
– Uscivamo da casa al mattino e giocavamo tutto il giorno; i nostri genitori non sapevano esattamente dove fossimo, nonostante ciò sapevano che non eravamo in pericolo. Allora c’era il controllo sociale degl’adulti, non come oggi che il controllo a nostra insaputa e relegato a spie ed educatori degl’Assistenti Sociali!
– Ci procuravamo delle abrasioni, ci rompevamo le ossa o i denti… e non c’erano mai denunce, erano soltanto incidenti: nessuno ne aveva la colpa. 
– Avevamo delle liti, a volte dei lividi. 
– E anche se ci facevano male e a volte piangevamo, passavano presto; la maggior parte delle volte senza che i nostri genitori lo sapessero mai. 
– se andavamo a casa a riferire che la Maestra c’aveva dato uno schiaffo e scritto una nota di demerito, ci pigliavamo uno schiaffo sull’altra guancia, non come adesso che il genitore querela la Maestra
– disegnavamo liberi all’asilo i nostri mondi interiori e nessuno li giudicava cercando mostri sessuali 
– Mangiavamo dei dolci, del pane con moltissimo burro e bevande piene di zucchero… ma nessuno di noi era obeso. 
– Ci dividevamo una Fanta con altri 4 amici, dalla stessa bottiglia, e nessuno mai morì a causa dei germi. Non avevamo la Playstation,né il Nintendo, né dei videogiochi. 
– Non avevamo ne la TV via cavo, ne le videocassette, né il PC, né internet; ne il cellulare, avevamo semplicemente degli amici. Uscivamo da casa e li trovavamo. 
– Andavamo, in bici o a piedi, a casa loro, suonavamo al campanello o entravamo e parlavamo con loro. 
Figurati: senza chiedere il permesso! Da soli! Nel mondo freddo e crudele! Senza controllo! Come siamo sopravvissuti ?! 
– Facevamo incredibili gare in bicicletta senza dover fare lo slalom fra auto in sosta, parcheggi selvaggi e gas di scarico… al massimo dovevamo stare attenti al fosso accanto alla strada e alle buche sulla stessa. 
– Ci inventavamo dei giochi con dei bastoni e dei sassi. 
– Giocavamo con dei vermi e altri animaletti e, malgrado le avvertenze dei genitori, nessuno tolse un occhio ad un altro con un ramo e i nostri stomaci non si riempirono di vermi. 
– Il massimo della tecnologia si raggiungeva “truccando” i tappi a corona delle bibite con cui gareggiavamo, colpendoli con le dita, su strade e marciapiedi in incredibili campionati che doravano giornate intere e si concludevano perchè avevi finito le dita sane… 
– Le strade, almeno quelle di paese, (anche quelle di Milano) erano ancora un campo da calcio: bastavano 4 mattoni.. e le poche auto frenavano e stavano attente a non schiacciarli… 
– Alcuni studenti non erano intelligenti come gli altri e dovevano rifare la seconda elementare. Che orrore!!! 
– Non si cambiavano i voti, per nessun motivo. 
– I peggiori problemi a scuola erano i ritardi o se qualcuno masticava una cicca in classe.
– Le nostre iniziative erano nostre. (e non guidate da educatori indottrinati) E le conseguenze, pure. Nessuno si nascondeva dietro a un altro. L’idea che i nostri genitori ci avrebbero difeso se trasgredivamo ad una legge non ci sfiorava; loro erano sempre dalla parte della legge. 
– Se ti comportavi male i tuoi genitori ti mettevano in castigo e nessuno li metteva in galera per questo. 
– Sapevamo che quando i genitori dicevano “NO”, significava proprio NO. 
– I giocatoli nuovi li ricevevamo per il compleanno e a Natale, non ogni volta che si andava al supermercato. 
– I nostri genitori ci facevano dei regali con amore, non per sensi di colpa. E le nostre vite non sono state rovinate perché non ci diedero tutto ciò che volevamo. 
– Avevamo libertà, insuccessi, successi e responsabilità, e abbiamo imparato a gestirli.
– Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag…
– Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo
– Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.
– Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto.
– La scuola durava fino a mezzogiorno, arrivavamo a casa per pranzo.
– Avevamo una sola maestra che ci insegnava tutte le materie.
– Non avevamo zainetti ma cartelle con dentro due libri e due quaderni. Una matita e una penna. Niente più.
– Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.
– Si, eravamo li fuori! Li fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati non subivano alcuna delusione che si trasformava in trauma.
– Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.
– ma soprattutto, dopo che finalmente nelle case era entrato solennemente un televisore, guardavamo solo un po’ di TV dei ragazzi (che era a misura di ragazzi) e poi a letto dopo Carosello. Un po’ più grandi magari ci veniva concesso una volta alla settimana uno sceneggiato, che ci faceva conoscere l’Odissea e i Promessi Sposi, oppure il quiz per imparare qualcosa. Il resto era TEMPO LIBERO e la libertà unita a poche risorse scatenava la fantasia e la creatività, la curiosità e l’ingegno.
– A quei tempi mi godevo la città (e che città!) perché era molto più vivibile ed umana. Anche la scuola, alla quale ritornavo da docente, non era ancora un’area di parcheggio o di banali sperimentazioni, ma un terreno di confronto (e talora di battaglia) politico e culturale.
– Se facevamo casino nessuno chiamava i Carabinieri. Al massimo ci tirava un secchio d’acqua. E la cosa ci divertiva tantissimo!
– Un po’ di gesso, un sacchetto di tappi a corona (le biglie con le foto dei ciclisti erano un lusso), magari un po’ di cera per andare più veloci e avvincenti gran premi di Formula Uno riempivano i pomeriggi dei cortili.
– Salivamo sui tram. C’era il bigliettaio. Gli chiedevamo informazioni. “Tranquilli” ci diceva “quando è ora di scendere vi avviso”. Adesso è proibito parlare col conducente.
– Ero piccola ma ricordo che andavo con mio nonno al passaggio a livello per vedere i treni…senza scritte punk o sporcizie varie…erano meno veloci e brillavano sui rumorosi binari…poi andavo ai giardini dove allora si poteva dare da mangiare ai cigni e alle papere…ricordo addirittura una vecchietta che per pochi centesimi ci vendeva il cibo per loro! Adesso e’ tutto VIETATO!!!!!
– Quando avevo la tosse, non mi davano lo sciroppo: mia nonna mi faceva i “caldi”, ossia ungeva di sego, strofinandoci una candela, un foglio di carta da zucchero, lo scaldava sulla stufa e me lo applicava sul petto e sulla schiena.
– Lo stesso quando, durante le feste, mangiavamo “troppe cose dolci” e poi avevamo la nausea: niente Biochetasi, ma, poiché si diceva che erano “i vermi che si muovevano”, una bella collana di spicchi d’aglio attorno al collo, il cui odore si pensava mandasse indietro i benedetti vermi.
– Per i dolori ai muscoli o alle articolazioni, non c’era la pomata o il gel, ma si faceva scaldare sulla stufa un sacchetto di crusca e lo si teneva sulla parte dolorante. Per non dire, poi, del ricostituente, che non era uno sciroppo bensì dell’olio di fegato di merluzzo, e del lassativo che era invece un bel cucchiaione di olio di ricino. Il torcicollo, infine, lo si curava rotolando un candelotto di zolfo, che scaricava l’elettricità (e la tensione) e si spaccava.
Non tutto funzionava, ma alcune cose (come il rimedio al torcicollo) le uso con successo ancora oggi…
– E il latte che andavamo a prendere, con un bottiglione, dal vicino, che aveva ancora le mucche (a casa mia non c’era più nessuno per badare agli animali, perché mio padre e i miei zii facevano un altro mestiere, ma prima le bestie le avevamo anche noi: il maiale, i buoi, la mucca, le oche)?
Il sapore era ben diverso da quello di qualsiasi confezione odierna, anche se super reclamizzata.
– e poi, cosa a mio avviso più importante, avevamo un futuro o almeno credevamo di averlo. Oggi il futuro è a dir poco nebuloso e il presente è ridotto a un cumulo di macerie, non ci rimane che il passato, non a caso, come dimostra questi pensieri di blogger, tutti noi stiamo guardando indietro. E ciò se per chi come me ha imboccato il viale del tramonto può essere consolatorio, per chi vive sul versante dell’adolescenza o della giovinezza è decisamente triste e avvilente.
– Avevamo il mangiadischi giallo, che si ingoiava i 45 giri con le favole della fonit-cetra e la canzone di sbirulino.
– E anche le fiabe sonore!le favole che ascoltavamo dal 45 giri – il penny -: non avevano sempre il lieto fine, c’erano orchi, streghe e genitori cattivi, ma nessuno si preoccupava se la cosa potesse procurarci incubi o traumi insuperabili. Adesso ci sono psicologi che propongono di re-inventare le favole troppo “cruente”…
– se davi un bacio innocente sulla guancia ad una ragazza non ti denunciava come pedofilo e maniaco sessuale
– Pallone con i lacci stando attenti a non graffiarci la fronte. Figurina di Pizzaballa introvabile. Partite a biliardino e… non alla playstation. Il mercoledì la Coppa dei campioni e …non la Champions. Tribuna politica con Jader Jacobelli senza insulti.
– noi che passavamo ore alla finestra a fissare l’esterno, la gioia che provavamo quando, a causa della neve, il pullman della scuola non era in grado di compiere il suo giro di raccolta, e li era gioia doppia…niente scuola e tutto il giorno a giocare sulla neve!!

e via discorrendo. Fondamentalmente siamo sopravvissuti bene, senza psicopedagoghi, senza regole se non l’educazione ed il rispetto, senza limiti ed imposizioni,…..

Sentitevi liberi di allungare la lista delle regole di sopravvivenza d’allora!







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Published by Romano De Leo

introvert, nonconformist, asocial, solitary, medium-high culture, I hate hypocrisy and bigotry, lover of classical and baroque music. Bach über alles!

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