Waste Food Management–Gestione del Rifiuto Alimentare–Progetto

Waste Food Management–Gestione del Rifiuto Alimentare–Progetto!
Questo che segue è un mio progetto di recupero dello scarto/eccedenza/rifiuto alimentare, Naturalmente passerò a descriverlo in modo sintetico e per sommi capi. Questo progetto lo presentai a Rappresentanti delle Istituzioni, che naturalmente obbedendo allo spreco ed alle leggi delle multinazionali, se ne sono guardate bene, neanche dal prenderlo in visione.
Questa mia idea prende spunto dopo aver attentamente visionato e studiato alcune persone di una Comunità Vegan di un Centro sociale Milanese, che per sostentarsi trasformavano le eccedenze/scarti di un supermercato in cibo.
La mia idea originale a grandi linee (originariamente estendevo la progettualità anche all’industria alimentare):
in pieno incontro etico-bio-eco-sostenibile, partendo dalla realizzazione in scala ridotta utilizzando le risorse locali, si preleverebbero le eccedenze/scarti alimentari sotto forma di materie prime (incluso le panificazioni) dalla Grande Distribuzione, si trasformerebbero in cibo utilizzando strutture comunitarie esistenti in loco, e si rivenderebbero in locali messi a disposizione dall’amministrazione Comunale e/o Caritas locali, ai privati, alle stesse Caritas locali, alle Associazioni di supporto ai disagi delle vecchie e nuove povertà ed alle mense comunitarie.
I vantaggi derivati da questo sistema sono molteplici;
– primo fra tutti offrire al privato disagiato (disoccupati, pensionati, famiglie numerose, poveri etc), nuove forme di sostentamento di qualità a costi più che dimezzati altrimenti impensabili utilizzando l’accesso alla Grande Distribuzione e sollevandolo in dignità dalla vergogna di chiedere aiuto e supporto,
– secondo si offre un centro alternativo di ascolto al mondo cattolico ed al mondo del sociale pubblico, ove l’accesso non è ostracizzato o negato, ma completamente libero.
– terzo, la grande distribuzione è di principio favorevole ad idee di questo genere, non solo per un ritorno d’immagine quantificabile economicamente, ma perché decurtano dai bilanci ingenti costi di smaltimento rifiuti, di personale per la movimentazione delle eccedenze/scarti (magazzeno/area vendita/area rifiuti), di energia per lo stoccaggio e refrigerazione alimentare, ed i costi più in generale derivati dalla logistica dell’eccedenza/scarto. Inoltre possono reinvestire il risparmio nel fornire gli strumenti di trasporto (cassette alimentari, europallets, sistemi di carico, furgoni), che a loro volta rimettono in bilancio scaricandone le spese. Si estenderebbe tale servizio anche ai non deperibili dismessi per logiche di turnazione di marketing della Gdo.
– quarto, oltre all’utilizzo di manodopera specializzata e volontariato locale si attingerebbe per il reclutamento delle risorse umane, alla disoccupazione giovanile e senile, al reinserimento socio-lavorativo dei carcerati o dei soggetti disabili o con disagi di varia natura, ridando dignità alle persone svantaggiate
– quinto, utilizzando le sinergie politico/sociali/religiose/mediatiche si pubblicizzerebbe tale progettualità al fine di rendere di dominio pubblico l’accessibilità a nuove forme di sostentamento e di spesa collettiva
– sesto, la logistica, organizzazione e comunicazioni verrebbe basata intieramente su scambi a supporto mediatico; e-mail, video-conferenza, video-chat!
– settimo, istituzione di corsi interni di formazione ed aggiornamento professionale ai partecipanti del Team e del progetto, affinché si possa, una volta avviato nella realtà locale, replicare sull’intiero Territorio Nazionale. Le dimensioni infrastrutturali del Team resterebbero invariate, in quanto ogni realtà de-localizzata, una volta avviata naturalmente, è completamente autogestita ed auto-finanziata. La logistica della struttura ampliata ove si necessitasse, andrebbe supplita dalle stesse strutture logistiche della grande distribuzione.
– ottavo, una volta definito lo start-up finanziario dalle dimensioni naturalmente ridotte dato l’utilizzo esclusivo di realtà e manodopera locale, il costo d’esercizio risulta bassissimo, data la piena rispondenza alle norme etico-bio-eco-sostenibili
– nono, nel mio progetto iniziale prevedevo il coinvolgimento finanziario Istituzionale e della Chiesa Cattolica locale, poiché impattando nel sociale, offrivo un’alternativa al sistema sociale, notevolmente più economico e di gran lunga maggiormente qualitativo a livello materiale ed umano (si pensi che nella mia realtà i Servizi Sociali, imbrigliati nelle mani della tecnocrazia Istituzionale, demandano il pronto cassa per le urgenze dei disagiati e dei beni di prima necessità, ivi incluso il supporto pagamento bollette alle famiglia in disagio, direttamente alla Caritas, la quale non ha una struttura e personale preparato adeguato)
– decimo ed ultimo, sempre nel mio progetto iniziale prevedevo l’istituzione inoltre di un sistema di accesso al micro-credito etico di prestito economico, appoggiandomi alla Banca Etica, sia per il sostentamento del disagio, ma soprattutto per incentivare la micro-imprenditorialità locale.
In linea di principio generale, tale schema progettuale, può essere applicato alla “n”, in qualsiasi settore della trasformazione, andando dalla piccola realtà alla pianificazione progettuale internazionale; teniamo conto che tale sistema può essere applicato agli scarti industriali e, se penso alle tonnellate di cibo distrutte per logiche demenziale di mercato intra-europeo si potrebbe sfamare mezzo pianeta a costo ridotto, Ogm a parte.
Romano De Leo


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Published by Romano De Leo

introvert, nonconformist, asocial, solitary, medium-high culture, I hate hypocrisy and bigotry, lover of classical and baroque music. Bach über alles!

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