Nel mio rifugio nel Collegio di Celana, stanzetta lurida con pianoforte con finestra vista valle, assaporavo la mia capacità d’introspezione e godimento della natura, l’immedesimarmi in un volo d’uccelli per volar via da me stesso e dalla mia prigione, al catalizzarmi sulle note che la mia anima suonava sul pianoforte, al profondo compiacimento del mio dolore al rintocco profondo e struggente delle campane che invadevano il silenzio primordiale.
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